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06/06/2026 ore 09.46
Sanità

«In Calabria curarsi è un lusso»: la battaglia di Rita per una riabilitazione accessibile a tutti

Dopo un delicato intervento e un’ischemia, la paziente racconta il calvario dell’accesso alla fisioterapia in provincia di Catanzaro: liste d’attesa troppo lunghe e cure private spesso indispensabili, con costi pesanti per le famiglie

di Rossella Galati

In Calabria curarsi è un lusso che non tutti possono permettersi. E' questa la conclusione alla quale è arrivata la signora Rita Giglio, paziente catanzarese, che ad un certo punto della sua vita ha dovuto fare i conti con la malattia e il dolore. Tutto inizia con un intervento per aneurisma toraco addominale. A complicare le cose poi un'ischemia. Una volta uscita dall'ospedale la necessità di un percorso riabilitatativo specifico. Peccato però che la riabilitazione per i pazienti calabresi in generale e, come in questo caso, per i pazienti dell'Asp di Catanzaro, sconta le limitazioni dei budget regionali o il prezzo di lunghe liste d'attesa, richiedendo l'accesso in strutture a pagamento.

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«Quando ti dicono che hai bisogno di fisioterapia o di riabilitazione, la prima reazione è lo spavento. Poi, però, subentra la realtà dei fatti: in Calabria, curarsi in questo senso è un lusso. Se hai i soldi per pagarti le sedute private, bene, provi a rimetterti in piedi. Se non ce li hai, o aspetti mesi e mesi per una lista d'attesa infinita, oppure ti tieni il dolore e rinunci a guarire».
E così, la signora Giglio, non avendo alternative, ma solo un forte bisogno di trattamenti riabilitativi, si è trovata costretta a ricorrere ad una struttura privata: «avevo bisogno di trattamenti intensivi due volte al giorno e dunque mi sono dovuta ricoverare presso Villa Sant'Elia, a Marcellinara. Oggi sono notevolmente migliorata ma non nego che ho dovuto fare dei sacrifici. Immaginate per un attimo cosa cambierebbe se la fisioterapia fisica e riabilitativa fosse davvero in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale qui da noi, per tutti».

I vantaggi per la popolazione sarebbero enormi: «e non si tratta solo di salute, ma anche di vita quotidiana. Meno disuguaglianze e più dignità: la salute non può dipendere dal portafoglio. Se la fisioterapia fosse convenzionata, l'anziano che deve recuperare dopo una caduta, il ragazzo che ha avuto un incidente o la mamma che soffre di dolori cronici avrebbero lo stesso identico diritto di curarsi, senza dover scegliere se pagare le sedute o fare la spesa. Un risparmio vero per le famiglie. Quante famiglie calabresi oggi si sacrificano, stringono la cinghia o addirittura si indebitano per garantire la riabilitazione a un proprio caro? Con la convenzione, quei soldi rimarrebbero nelle tasche dei cittadini, dando un po' di respiro all'economia delle nostre case».

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«Ma avremmo anche ospedali meno affollati. Se impariamo a curarci sul territorio, nelle nostre comunità, non avremo bisogno di correre al pronto soccorso o di intasare i reparti ospedalieri per problemi che si potrebbero gestire benissimo con un buon percorso di fisioterapia vicino casa. La riabilitazione non serve "solo a stare un po' meglio". Serve a tornare a camminare, a tornare a lavorare, ad essere indipendenti senza pesare sui figli o sui parenti. Significa restituire alle persone la propria vita. La verità è che la fisioterapia non è un "vizio" o un massaggio rilassante. È una terapia medica fondamentale».

«Noi calabresi siamo abituati a rimboccarci le maniche e a fare sacrifici, ma sulla salute non dovremmo essere costretti a farne. Chiedere che la fisioterapia sia convenzionata e accessibile a tutti non è un favore che lo Stato ci fa: è un nostro diritto sancito dalla Costituzione. lo sto provando a guarire, e vorrei che questa possibilità non fosse un colpo di fortuna per pochi, ma una certezza per tutti i cittadini della nostra terra».