Incidente a Vibo, la controreplica della famiglia di Andrea ad Azienda Zero: «Una disputa sui minuti non serve a niente»
I parenti della 23enne di Vibo in gravi condizioni dopo essere stata investita replicano all’ente di governance della sanità calabrese che era intervenuto sui tempi di arrivo dell’ambulanza: «Si lavori per migliorare il sistema di emergenza per tutti»
Torna a intervenire la famiglia di Andrea Minasi, la 23enne che lotta per la vita nella Rianimazione dell’ospedale Pugliese di Catanzaro dopo essere stata travolta sulle strisce pedonali a Vibo Valentia. Lo fa dopo la nota con cui Azienda Zero, nell’esprimere vicinanza ai parenti della giovane, ha voluto puntualizzare che il tempo intercorso tra la chiamata al numero di emergenza e l’arrivo dell’ambulanza sia stato di 24 minuti e non di 50 come precedentemente affermato dalla famiglia stessa.
«La nostra lettera non è nata per aprire una disputa sul numero esatto dei minuti», dicono ora i familiari di Andrea che tengono a spostare l’attenzione sul vero punto focale della vicenda: «Il nostro intento è chiedere un confronto serio sul funzionamento complessivo del sistema dell'emergenza». Di seguito il testo integrale della lettera, diffusa dalla zia della 23enne.
Il testo integrale della lettera
Alla Direzione di Azienda Zero Calabria
Ho letto con attenzione il Vostro comunicato.
Desidero innanzitutto precisare un aspetto fondamentale: la nostra lettera non è nata per aprire una disputa sul numero esatto dei minuti intercorsi tra l'incidente e l'arrivo dei soccorsi.
Se Azienda Zero dispone di dati ufficiali sui tempi di intervento, sarà nelle sedi competenti che tali dati potranno essere valutati e, se necessario, verificati.
Il punto della nostra lettera, tuttavia, era un altro. Ed è proprio questo il motivo per cui resto sorpresa dal fatto che il Vostro comunicato concentri l'attenzione quasi esclusivamente sulla tempistica dell'intervento, senza affrontare il cuore delle questioni che abbiamo posto.
Noi non abbiamo mai accusato i medici.
Non abbiamo mai accusato gli infermieri.
Non abbiamo mai accusato gli operatori del 118.
Anzi.
Abbiamo scritto nero su bianco che il nostro ringraziamento va proprio a quei professionisti che ogni giorno operano con competenza, umanità e spirito di sacrificio, spesso supplendo con il proprio impegno alle difficoltà di un sistema complesso.
Abbiamo ricordato il coraggio della dottoressa che si è fermata a prestare soccorso.
Abbiamo ricordato l'intervento di mia sorella, che ha praticato le manovre di primo soccorso.
Abbiamo espresso riconoscenza verso tutti coloro che hanno fatto il possibile per Andrea.
Il nostro intento non è mai stato quello di attribuire responsabilità personali a chi è intervenuto.
Il nostro intento è chiedere un confronto serio sul funzionamento complessivo del sistema dell'emergenza.
Nella nostra lettera abbiamo posto domande precise.
Come si può continuare a garantire un'assistenza sempre più efficace nelle situazioni di maggiore gravità?
Quali investimenti sono previsti per rafforzare la rete dell'emergenza-urgenza?
Quali misure si intendono adottare per sostenere il personale sanitario che ogni giorno lavora in condizioni difficili?
Come si può migliorare ulteriormente l'organizzazione affinché ogni cittadino abbia la massima tutela possibile?
Queste sono le domande alle quali speravamo di ricevere una risposta e non è ad Azienda Zero che abbiamo chiesto queste precisazioni.
Per questo motivo riteniamo riduttivo concentrare il dibattito esclusivamente sulla differenza tra una percezione maturata in un momento di estremo dolore e i dati amministrativi registrati dal sistema.
Una famiglia che vive un evento traumatico non ha la pretesa di sostituirsi alle ricostruzioni tecniche. Ma ha il diritto di raccontare ciò che ha vissuto e, soprattutto, di chiedere che da quella esperienza nasca un miglioramento per tutti.
La nostra battaglia non riguarda soltanto Andrea.
Riguarda ogni cittadino calabrese che, nel momento più difficile della propria vita, deve poter confidare in un sistema sanitario sempre più forte, tempestivo ed efficiente.
Saremmo lieti se il confronto potesse spostarsi da una contrapposizione sui minuti a una riflessione concreta sulle proposte avanzate nella nostra lettera.
Perché crediamo che questo sia il modo migliore per onorare il lavoro dei professionisti dell'emergenza e, soprattutto, per offrire ai cittadini risposte che guardino al futuro.
La nostra disponibilità al dialogo resta totale e si precisa, ancora una volta, che non siamo disposti a sterile polemiche.
Con rispetto.
La famiglia di Andrea