La Calabria dice addio al commissariamento: la sanità torna alla Regione ma resta il Piano di rientro
Il nuovo piano è stato concordato nei mesi scorsi con i ministeri affiancanti e il governatore, in più occasioni, ha dichiarato di non volerlo “lacrime e sangue”. Il risultato arriva dopo un lungo lavoro sui bilanci e sui Lea
Dopo un anno di annunci l’imponderabile si materializza in due righe stringate. Nel rapido resoconto delle attività pomeridiane di Palazzo Chigi fa capolino anche l’attesa notizia dell’uscita dalla gestione commissariale della sanità calabrese. Tema divenuto un mantra negli ultimi mesi per il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che già dallo scorso anno aveva seguitato a pronosticarla: preannunciata dapprima nel giro di qualche settimane, diventati poi mesi, quindi entro fine anno (quello già trascorso).
Infine, la fatidica novità arrivata al fondo della giornata e certificata dal Consiglio dei ministri che «su proposta del ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, e con parere favorevole dei ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti e della Salute Orazio Schillaci, ha deliberato la revoca del commissariamento per la sanità della Regione Calabria».
Un giogo che la Calabria si porta dietro da sedici lunghi anni, quando nel 2010 il Governo decise di adottare la misura più drastica nei confronti della regione giudicata inadempiente sul piano economico e sul piano sanitario. E in questi anni gli sforzi per recuperare terreno non sono mancati. La struttura commissariale ha innanzitutto intrapreso la strada della normalizzazione dei conti approvando i bilanci di tutte le aziende sanitarie e ospedaliere calabresi, Asp di Cosenza e Reggio Calabria comprese.
Una operazione non semplice, e che non a caso ha comportato l’approvazione da parte del Parlamento di norme mirate e ad hoc per la disastrata situazione calabrese. Sul piano sanitario il miglioramento si è mosso sul crinale degli indicatori lea: la sufficienza è stata raggiunta in due delle tre aree, l’ospedaliera e la prevenzione. Ancora insufficiente, invece, l’area territoriale.
Dal Parlamento negli scorsi anni sono transitati anche emendamenti appositamente pensati per consentire l’uscita della Calabria dal regime di commissariamento, tutti però dichiarati infine inammissibili. Anche la premier Giorgia Meloni, giunta in Calabria al termine della fulminea campagna elettorale estiva, aveva annunciato per imminente l’uscita dalla gestione commissariale. Che però non comporterà in automatico la fine del controllo da parte della troika ministeriale.
La sanità calabrese resterà in piano di rientro, il nuovo piano frutto di una lunga trattativa intavolata con Roma e che il presidente della Regione ha in più occasioni dichiarato di non voler “lacrime e sangue”. La sanità tornerà, dunque, sotto il controllo della Cittadella e non più appannaggio di una struttura commissariale di nomina governativa.