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16/05/2026 ore 10.49
Sanità

La medicina rigenerativa salva la gamba a un 19enne, la tecnica usata già con la calabrese Maria Antonietta Rositani

Evitata l'amputazione a un giovane travolto dal trattore grazie alla Biodermogenesi, la cui storia è arrivata al congresso Sime a Roma. Il chirurgo dell’ospedale di Melito Porto Salvo: «L'osso era esposto, avevamo poche speranze»

di Redazione Atttualità

Un trattamento di medicina rigenerativa ha consentito di evitare l’amputazione dell’arto inferiore destro a un ragazzo di appena 19 anni, restituendogli non solo la possibilità di camminare, ma anche una buona qualità di vita dopo un devastante incidente agricolo.

La storia di Giuseppe sarà presentata oggi a Roma nel corso del congresso della Sime, la Società italiana di medicina estetica, come uno dei casi più significativi legati all’impiego della metodologia nota come Biodermogenesi.

Il giovane, mentre lavorava nei campi con il trattore, è rimasto vittima di un drammatico incidente. Il mezzo agricolo si è ribaltato, scaraventandolo fuori dal sedile di guida. Durante la caduta, il pantalone da lavoro è stato agganciato dalla motozappa rimasta in funzione.

Le conseguenze sono state gravissime: «Lo scarpone, il piede e il polpaccio destro sono stati lacerati», spiegano i medici che hanno seguito il caso. Giuseppe ha rischiato concretamente di perdere la gamba.

Dopo l’incidente, il ragazzo è stato sottoposto a numerosi interventi di chirurgia vascolare, ortopedica e di chirurgia plastica, nel tentativo di salvare l’arto inferiore destro. Nonostante gli sforzi dei sanitari, il quadro clinico restava estremamente delicato.

«È arrivato alla mia osservazione nel 2023 – racconta Salvatore Marafioti, specialista ambulatoriale in chirurgia generale presso l’ospedale di Melito Porto Salvo –. Era presente una lesione profonda nella parte anteriore, dove il tessuto osseo appariva esposto con una ferita profonda. L’osso era ben visibile poiché il tessuto che normalmente lo copre risultava mancante».

Una situazione clinica complessa, aggravata da serie difficoltà motorie, soprattutto nella zona della caviglia destra. «Presentava anche gravi difficoltà di movimento», sottolinea Marafioti, descrivendo un quadro che lasciava poche speranze di recupero funzionale completo.

Per il giovane è stato quindi avviato un protocollo terapeutico di 12 sedute settimanali di medicina rigenerativa attraverso la Biodermogenesi, metodologia che utilizza tre differenti tipi di stimolazione: vacuum, campi elettromagnetici ed elettroporazione.

I risultati, spiegano gli specialisti, sono andati oltre le aspettative iniziali. «A sorpresa sono migliorati tutti i parametri presi in esame e di conseguenza anche e soprattutto l’aspetto funzionale ed estetico», evidenzia Marafioti.

Secondo gli esperti coinvolti nello studio, il caso rappresenta una nuova prospettiva nell’ambito della rigenerazione dei tessuti danneggiati. «Questa esperienza – afferma Maurizio Busoni, docente del master di medicina estetica dell’Università di Barcellona – dimostra la possibilità di stimolare anche la rigenerazione di muscoli e tendini».

La tecnica della Biodermogenesi era già stata utilizzata in passato per il recupero estetico e funzionale di Maria Antonietta Rositani, la donna di Reggio Calabria sopravvissuta al tentativo di omicidio dell’ex marito nel 2019, quando venne data alle fiamme riportando ustioni di terzo grado sull’80 per cento del corpo.

Il caso di Giuseppe, presentato al congresso Sime, apre ora nuove prospettive sul possibile impiego della medicina rigenerativa nel trattamento di lesioni traumatiche estremamente gravi, con l’obiettivo di ridurre amputazioni e disabilità permanenti.