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27/07/2026 ore 18.58
Sanità

Mobilitazione generale su Roma. Il comitato a tutela della salute contro l’autonomia differenziata: «Questione di equità e dignità»

Gli attivisti della Piana di Gioia Tauro guidati da Marisa Valensise lanciano un grido di allarme e richiamano i cittadini alla responsabilità collettiva: «Il futuro della nostra terra dipende anche dalla voce che sapremo alzare oggi»

di Giuseppe Mancini

«Se una Regione può offrire maggiori incentivi economici a medici, infermieri e operatori sanitari, mentre altre devono affrontare carenze strutturali e difficoltà di bilancio, il risultato potrebbe essere un ulteriore squilibrio nella distribuzione delle competenze e delle professionalità sanitarie». L'iter dell'autonomia differenziata si trova in una fase di forte movimento con l'approvazione delle pre-intese tra il governo e le regioni, ma resta segnato da forti divisioni.

A contestare la riforma, ritenendo che aumenti i divari territoriali, anche il comitato a tutela della salute guidato da Marisa Valensise: «L’autonomia differenziata è ormai al centro di una scelta politica che può cambiare gli equilibri del nostro Paese. La Calabria non può più restare in silenzio mentre si decide il futuro dei nostri figli, dei nostri anziani e delle prossime generazioni. Molti parlamentari calabresi hanno votato a favore di questo percorso. Una scelta politica che merita una profonda riflessione, perché riguarda direttamente il futuro della nostra terra e la garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini. Il rischio concreto è che le Regioni con maggiore capacità economica possano ampliare ulteriormente il proprio margine di intervento, anche nella gestione delle risorse e nella capacità di attrarre personale sanitario, creando condizioni sempre più difficili per territori già fragili come la Calabria».

Questo, per gli attivisti, non è accettabile: «Il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, non può dipendere dal territorio in cui si nasce o dalla ricchezza della Regione di appartenenza. Un cittadino calabrese deve avere lo stesso diritto a cure di qualità, prevenzione, assistenza territoriale e personale sanitario qualificato di qualsiasi altro cittadino italiano. La questione non è Nord contro Sud. La questione è uguaglianza, equità e dignità. Calabresi, questa è una chiamata alla responsabilità collettiva. Se rimaniamo immobili, domani non potremo lamentarci della fuga dei giovani, della carenza di medici, delle liste d’attesa, degli ospedali in difficoltà e del progressivo indebolimento della sanità pubblica nella nostra regione».

Il comitato a tutela della salute, che da anni si batte contro le carenze della sanità sul territorio della Piana di Gioia Tauro, intende organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma: «È il momento di una grande mobilitazione civile, pacifica e trasversale. Senza bandiere, se non quella italiana; senza divisioni: solo cittadini uniti per difendere un diritto essenziale. Organizziamo i pullman. Facciamo arrivare la voce della Calabria nelle istituzioni. Giovani, anziani, famiglie, lavoratori e professionisti sanitari: tutti devono essere protagonisti di una battaglia di civiltà. Non chiediamo privilegi. Non chiediamo assistenzialismo. Chiediamo una cosa sola: che il diritto alla salute resti davvero uguale per tutti. Questo grido di allarme è un appello rivolto, oltre che ai cittadini, a tutti i comitati, alle associazioni di buona volontà dal sud al del Nord della Calabria, un appello rivolto alla Chiesa, affinché aderiscano a questa iniziativa per difendere la Calabria e le regioni del Sud da scelte che rischiano di aggravare ulteriormente le disuguaglianze e compromettere il diritto alla salute. La Calabria non può più aspettare. Il futuro della nostra terra dipende anche dalla voce che sapremo alzare oggi».