Nuovo ospedale di Cosenza, il Pd non molla la presa: suggerisce il modello Dulbecco e chiede chiarezza sui fondi
Secondo Guccione il territorio bruzio dovrebbe ispirarsi a quanto fatto a Catanzaro: solo attraverso riforme di sistema si può pensare davvero di uscire dal commissariamento, altrimenti i dati consegneranno la Calabria sempre nelle ultime posizioni
Commissariamento o meno in fondo non è che sia poi così importante. Il punto è riuscire ad offrire un'offerta sanitaria adeguata. Per farlo però servono riforme capaci di incidere sui modelli di cura che oggi vengono proposti. La riforma che propone il circolo cosentino del Pd “Marika Zuccarelli” è quella dell'azienda ospedaliera-universitaria Dulbecco di Catanzaro.
Lo ha ribadito Carlo Guccione, della direzione nazionale del Pd , insieme alla segretaria cittadina del circolo, Rosi Caligiuri, che a distanza di qualche settimana dal convegno in cui Roberto Occhiuto ha svelato il rendering per il nuovo ospedale di Cosenza, ha voluto tornare sulla questione. Segno evidente, dicono i due fra le righe, che c'è un vuoto politico nelle istituzioni. Al di là di qualche battaglia campanilistica e vuota chiamata alla mobilitazione, nessuno ha incalzato nel merito il presidente della giunta regionale.
Secondo Guccione il nodo non è spostare i posti letto dall'Annunziata a Rende, ma raddoppiare i posti letto, alla luce anche dei dati che danno in grande deficit soprattutto la provincia di Cosenza. Guccione dice che ad oggi la migrazione sanitaria è di circa 326 milioni. Di questi solo 124 vengono dalla provincia di Cosenza dove molti sono costretti a curarsi fuori per mancanza di posti letto. Ecco allora che la questione del nuovo ospedale non diventa solo una vicenda di speculazione o di edilizia sanitaria.
Sotto questo aspetto il Pd cosentino rivolge ad Occhiuto tre domande. La prima: a che punto è l'istituzione dell'azienda universitaria ospedaliera? Guccione ricorda che esiste una richiesta da parte del presidente della Regione al Miur del 3 e del 20 marzo del 2024 , sono trascorsi due anni e non abbiamo nessuna notizia. L'istituzione dell'azienda ospedaliera universitaria deve essere autorizzata dal Miur, di concerto col ministero della Sanità e sentita alla conferenza Stato-Regioni. Su questo iter burocratico non sappiamo nulla. Eppure creare un'azienda che coniughi cura e ricerca è la carta decisiva per migliorare la qualità dell'offerta sanitaria. A tacere delle implicazioni legate, ad esempio, all'esposto presentato da un'associazione di chirurghi alla Procura della Repubblica di Cosenza che ha portato all'acquisizione di atti relativi alla convenzione fra Unical e ospedale.
La seconda questione è quella relativa ai fondi. Sappiamo che i finanziamenti disponibili sono 349 milioni. Ne mancano almeno altri 250 . Serve la massima trasparenza in tutte le fasi del processo di costruzione del nuovo ospedale.
Su queste domande, secondo Guccione e la Caligiuri, c'è la possibilità di costruire, in una grande provincia come Cosenza un modello sanitario che ci permetterà di dare un impulso qualitativo e quantitativo alle cura dei calabresi. Guccione ricorda che Cosenza ha perso già un'altra grande occasione come la metropolitana leggera. La città ha perso un finanziamento di 160 milioni e oggi è l'unica realtà urbana senza un trasporto su ferro.
L'invito quindi è lasciare da parte il dibattito sul commissariamento che appare quasi paradossale nel momento in cui istituti autorevoli come Crea e Agenas pubblicati oggi dal Sole24Ore pongono la Calabria puntualmente in ultima posizione in fatto di sanità. «Basti pensare all'audizione De Vivo il 7 luglio in commissione affari sociali, in cui si è detto ufficialmente che sono ancora commissariato Calabria e Molise, c'è un DPCM ma la procedura non è ancora perfezionata per i rilievi della Corte dei conti. Su questo e altro – aggiunge l'ex consigliere regionale dem – la narrazione di Occhiuto è su una sanità che non esiste, perché i fatti sono altri. Appena andrò a Napoli comprerò un amuleto a Roberto Occhiuto, non dico che è sfigato ma è poco fortunato».