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03/02/2026 ore 15.39
Sanità

Ospedale Locri, l’odissea dei pazienti allettati in Neurologia: «Per una risonanza costretti all’uso dell’ambulanza»

Un cittadino denuncia l’assenza di un percorso interno per le barelle: «Trasferimenti inutili, stress per i pazienti fragili e mezzi sottratti al territorio per carenze strutturali»

di Redazione

Il diritto alla salute non è solo una questione di cure, ma anche di organizzazione e dignità. Con questa lettera, un cittadino del territorio porta all’attenzione pubblica una criticità strutturale e organizzativa dell’Ospedale di Locri che riguarda il reparto di Neurologia e l’accesso agli esami diagnostici per i pazienti allettati. Una testimonianza diretta che solleva interrogativi seri sul funzionamento dei servizi sanitari, sull’uso improprio delle ambulanze e, soprattutto, sulla tutela delle persone più fragili all’interno delle strutture ospedaliere.

La lettera

Caro direttore,

Scrivo questa dichiarazione da semplice cittadino, con spirito civile e costruttivo, con l’unico obiettivo di vedere garantito, nei fatti, il diritto alla salute di ogni singola persona.
Nei mesi addietro, un mio parente è stato ricoverato presso il reparto di Neurologia dell’Ospedale di Locri. Senza entrare nei dettagli clinici, la sua condizione richiedeva un esame diagnostico essenziale e non procrastinabile: una risonanza magnetica dell’encefalo, indispensabile per una corretta valutazione neurologica.
Durante questa esperienza è emersa una criticità che lascia sinceramente sgomenti. All’interno dello stesso ospedale non esiste un percorso interno idoneo che consenta ai pazienti allettati di raggiungere la Radiologia.
È doveroso precisare che i pazienti deambulanti o trasportabili in sedia a rotelle possono raggiungere la Risonanza Magnetica attraverso percorsi interni. Il problema si pone, invece, quando il paziente è allettato, quindi trasportabile esclusivamente in barella o letto: in questi casi non è previsto un percorso interno adeguato.

Questo comporta che, per un paziente allettato, sia necessario:
• attivare ambulanze dell’Asp,
• attendere la disponibilità di mezzi di trasporto secondari,
• e, in alcune circostanze, ricorrere alle ambulanze del 118.

Il paradosso è evidente: non solo il territorio rimane temporaneamente scoperto di mezzi di emergenza, ma soprattutto un paziente già in condizioni precarie viene sottoposto a un trasferimento inutile e gravoso.
Il paziente deve affrontare un trasbordo dal letto ospedaliero a una barella dell’ambulanza, essere trasportato all’esterno della struttura e, una volta concluso l’esame, ripetere l’intero percorso inverso per rientrare in reparto. Un iter che non favorisce né il benessere né il comfort del paziente, già provato da una condizione clinica complessa, e che espone la persona fragile a stress, disagi e rischi evitabili, per un esame che si trova comunque all’interno dello stesso ospedale.

Tutto questo accade nel 2026, ed è legittimo chiedersi come una criticità organizzativa e strutturale di tale portata non sia mai stata risolta o affrontata in modo concreto.

Non è comprensibile:
• che un ospedale non garantisca percorsi interni adeguati per il trasporto in barella verso un esame diagnostico essenziale;
• che il personale sanitario debba operare in condizioni logisticamente limitanti;
• che le ambulanze vengano utilizzate per compensare carenze strutturali interne, con ricadute sia sui pazienti ricoverati sia sulla sicurezza del territorio.

Questa dichiarazione non vuole essere polemica, ma rappresenta una presa di posizione civile e responsabile, rivolta a chi ha il compito di programmare, gestire e decidere.
La domanda resta semplice e legittima: perché una situazione del genere è stata tollerata fino ad oggi? E soprattutto: quando e come si intende intervenire per risolverla? Garantire il diritto alla salute significa anche garantire dignità, organizzazione e rispetto della persona, soprattutto quando si parla di pazienti fragili e non autosufficienti.
La salute non può dipendere dalla disponibilità di un’ambulanza. La salute è un diritto. E come tale deve essere garantito.

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