Quando chiamare in ospedale diventa un’impresa: la denuncia di un cittadino dopo tre ore senza risposta
La testimonianza-denuncia di Salvatore Sangiovanni: dalle 8:43 centralini muti, interni disattivati e linee a vuoto. «Non chiediamo favori ai potenti, pretendiamo solo il diritto alla salute».
Servono oltre tre ore di tentativi ininterrotti, cinque numeri di telefono differenti formulati a ripetizione e una dose smisurata di pazienza per trovarsi di fronte a un muro di gomma fatto di musichette d'attesa, squilli a vuoto e linee improvvisamente disattivate. È l'odissea vissuta da Salvatore Sangiovanni nella mattinata del 4 agosto, un cittadino comune che ha deciso di immortalare e denunciare pubblicamente il collasso dei canali di contatto dell'Ospedale Civile dell'Annunziata di Cosenza. Una vicenda che va ben oltre la semplice disfunzione tecnica e che trasforma la ricerca di un'informazione sanitaria elementare in un percorso di frustrazione, rabbia e umiliazione. Una protesta pacifica ma fermissima, nata dalla scelta consapevole di non percorrere "vie di favore" o corsie preferenziali burocratiche.
Attraverso un video-denuncia reso disponibile sui social, la vicenda è diventata virale con quasi 40.000 visualizzazioni e oltre 150 condivisioni. Tutto ha inizio alle 8:43 del mattino. Salvatore ha la necessità di contattare il reparto di Neurologia dell'Ospedale Civile di Cosenza per questioni sanitarie. Come farebbe qualsiasi cittadino, compone il numero del centralino principale dell'azienda ospedaliera. Dopo aver selezionato l'interno del IV reparto (Neurologia), la linea comincia a squillare. Poi il nulla. Nessuno risponde. I tentativi si susseguono a getto continuo, ma il risultato non cambia, le ore passano e il centralino rimane un miraggio irraggiungibile. «Questa vuole essere una denuncia pubblica della frustrazione, dell'indignazione, dello sdegno e della rabbia che un cittadino comune prova nei confronti della struttura sanitaria – dice nel video Sangiovanni - Non sto chiamando la segreteria politica di un ministro, sto chiamando il centralino di un ospedale, l'avamposto e la frontiera che deve essere aperta a tutti».
Nel tentativo di bypassare l'imbuto del centralino principale, il cittadino prova a chiamare direttamente le linee dedicate agli ambulatori e alle corsie interne, tutto documentato nel video. Il quadro che ne emerge è desolante; nelle diverse interlocuzioni cercate, tra centralino e reparti, solo musica d’attesa o squilli a vuoto. Alle 11:50, a distanza di quasi tre ore dal primo tentativo, la situazione è esattamente immutata. Numeri che squillano all'infinito senza che alcun operatore sollevi la cornetta, o interni che, dopo una serie di squilli, notificano che la numerazione «non è più esistente o raggiungibile».
L'aspetto più profondo della denuncia di Salvatore Sangiovanni risiede nel rifiuto categorico di piegarsi al sistema delle "conoscenze" e dei "favori". In un contesto dove spesso l'accesso ai servizi pubblici sembra subordinato al contatto informale, la sua è una battaglia di principio per la legalità e la trasparenza. «Sono un cittadino comunissimo che non si vuole assolutamente rivolgere al potente di turno, al politico amico o al conoscente. Voglio solo esercitare un mio sacrosanto diritto», spiega con amarezza. Oltre alla denuncia pubblica a mezzo video per sensibilizzare la cittadinanza e spingere la comunità a non subire passivamente simili soprusi, Sangiovanni ha già annunciato che formalizzerà l'accaduto presso tutte le sedi competenti, rifiutandosi di derubricare l'episodio a un banale "inconveniente" attraverso una segnalazione al Tribunale per i Diritti del Malato per rilevare le criticità di accesso ai servizi essenziali, un esposto alla Procura della Repubblica affinché si valutino eventuali profili di interruzione di pubblico servizio o omissione di atti d'ufficio e un reclamo formale all'URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) dell'Azienda Ospedaliera di Cosenza per richiedere spiegazioni formali sulla gestione dei centralini.
Consapevole dei tempi complessi e delle farraginosità burocratiche della macchina amministrativa, il cittadino ribadisce la centralità della denuncia sociale immediata: «Nel 2026 è inaccettabile che in uno dei più grandi ospedali della regione un cittadino sia impossibilitato a parlare con un reparto. Non è una questione politica, non me ne importa nulla dei partiti, è una questione di rispetto per le persone».