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02/02/2026 ore 18.12
Sanità

«Riorganizzare la rete di Neonatologia per ridurre i trasferimenti fuori regione», l’appello dei medici calabresi

La sezione regionale della Società Italiana di Neonatologia parla di carenza grave di camici bianchi e di ospedali che lavorano in modo isolato e mandano in centri lontani bambini che potrebbero essere curati in Calabria: «Necessario l’intervento della Cittadella, pronti a fornire un contributo tecnico e scientifico»

di Redazione
Photo of a premature baby in incubator. Focus is on his feet and toes. The doctor is touching him to check his reflexes. There are cables and tubes in the out-of-focus area.

Ridurre la mobilità sanitaria passiva e garantire cure sicure e appropriate ai neonati affetti da patologie chirurgiche congenite: è questo, secondo i neonatologi calabresi, l’obiettivo della «necessaria ridefinizione dei ruoli e delle competenze» tra gli ospedali Hub e Spoke della Regione Calabria, nell’ambito di una più ampia riorganizzazione della rete materno-infantile.

Sul tema interviene il presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) – Regione Calabria, Gianfranco Scarpelli, che esprime un «forte ringraziamento» alla Direzione generale e al direttore delle Risorse umane di Azienda Zero per l’avvio delle procedure di assunzione di dirigenti medici per le Unità operative di Neonatologia della Calabria, attraverso mobilità regionale e interregionale e mediante concorso pubblico.

«La carenza di neonatologi e pediatri in tutte le Unità Operative della Regione – sottolinea Scarpelli – è ormai grave e rende sempre più complesso garantire un’assistenza neonatale in condizioni di massima sicurezza». Da qui la necessità di programmare in tempi rapidi una riorganizzazione delle attività assistenziali dell’intera Area Materno-Infantile, ottimizzando le risorse disponibili e prevedendo anche accordi straordinari con i pediatri ospedalieri e territoriali.

In questo contesto, spiegano i neonatoligi calbresi, «il modello Hub e Spoke non deve essere inteso come una semplice riduzione numerica delle strutture, ma come una profonda revisione qualitativa del sistema, finalizzata a valorizzare i presidi in grado di garantire adeguati volumi di attività, competenze multidisciplinari, tecnologie appropriate e una gestione efficace delle emergenze. La rete deve assicurare prossimità nei casi fisiologici e alta specializzazione per gravidanze, parti ad alto rischio e patologie complesse. Fondamentali restano i principi di appropriatezza, ovvero l’erogazione dell’intervento giusto nel luogo e nel momento giusto, e di sicurezza, intesa come prevenzione del rischio clinico e garanzia di competenze adeguate in ogni nodo della rete».

Secondo la SIN Calabria, è inoltre indispensabile definire con chiarezza il ruolo e le competenze di ciascun ospedale, realizzando una reale integrazione tra i vari centri e concentrando le attività più complesse nei centri di riferimento regionali. «Ancora oggi – evidenzia Scarpelli – molti centri operano in modo isolato, favorendo trasferimenti fuori Regione anche per patologie che potrebbero essere trattate in Calabria. Negli ultimi giorni, infatti, si sono registrati trasferimenti di neonati affetti da patologie chirurgiche congenite verso strutture extra-regionali, nonostante tali condizioni vengano normalmente trattate in centri calabresi, con un ulteriore aggravio della mobilità passiva».

«La letteratura scientifica è chiara – conclude il presidente SIN Calabria –: concentrare le patologie più complesse in centri ad alta specializzazione migliora gli esiti clinici. È necessario un intervento regionale che stabilisca modalità di ricovero chiare in base al tipo di patologia».

La Società Italiana di Neonatologia conferma infine la propria disponibilità a fornire un contributo tecnico e scientifico per la realizzazione di un sistema di assistenza materno-infantile «moderno, equo e realmente orientato ai bisogni della popolazione calabrese».

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