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21/03/2026 ore 11.22
Sanità

Sanità calabrese al bivio tra immobilismo politico e sindacati che annunciano battaglia

Dai pronto soccorso sovraffollati alla medicina territoriale inefficace, cresce l’allarme su un sistema sanitario senza visione futura

di Domenico Oliva

In Calabria la sanità non è più soltanto un settore in difficoltà: è un sistema in crisi strutturale, diffusa e ormai cronica. Dall’emergenza-urgenza ai pronto soccorso, dai reparti ospedalieri alla medicina territoriale, il quadro che emerge è quello di un servizio incapace di garantire standard minimi di efficienza e continuità assistenziale.

Le immagini quotidiane di pronto soccorso sovraffollati, ambulanze in attesa, pazienti costretti a ore – quando non giorni – di permanenza su barelle, non sono più eccezioni, ma la regola. La rete dell’emergenza-urgenza, che dovrebbe rappresentare il primo baluardo di tutela della salute pubblica, appare invece fragile, sotto organico e spesso disorganizzata mentre i sindacati annunciano battaglie per la nuova organizzazione di Azienda Zero.

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Non va meglio nei reparti ospedalieri, dove la carenza di personale medico e infermieristico si somma a strutture inadeguate e a una gestione che fatica a programmare nel medio-lungo periodo. La conseguenza è un progressivo impoverimento dell’offerta sanitaria, che costringe sempre più cittadini a rivolgersi fuori regione, alimentando un’emorragia economica che pesa sulle casse pubbliche.

Ma è sul territorio che si consuma forse il fallimento più evidente. Le cosiddette «case della salute», nate per rafforzare la medicina di prossimità e alleggerire la pressione sugli ospedali, stentano ancora oggi a offrire servizi completi ed efficienti. In molti casi restano contenitori vuoti o sottoutilizzati, incapaci di rispondere alle esigenze reali della popolazione, soprattutto nelle aree interne.

In questo contesto, la gestione politica continua a sollevare interrogativi. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sembra orientato più a interventi tampone che a una riforma organica del sistema. Si interviene sull’emergenza, si rincorrono le criticità, ma manca una visione strutturale capace di ridisegnare la sanità calabrese in modo moderno ed efficace.

Ancora più preoccupante è la percezione di un isolamento decisionale. Non solo si tende a escludere contributi esterni qualificati, ma si ignorano anche proposte concrete che potrebbero innalzare sensibilmente il livello dell’assistenza sanitaria. L’apertura a professionalità di alto profilo – medici, ricercatori, manager sanitari – rappresenterebbe infatti un primo vero punto di svolta, un «fiore all’occhiello» capace di restituire credibilità al sistema calabrese.

Investire su competenze di eccellenza significherebbe non solo migliorare la qualità delle cure offerte ai cittadini, ma anche ridurre drasticamente la mobilità passiva, trattenendo risorse economiche oggi destinate ad altre regioni. Una sanità più forte e qualificata, dunque, non sarebbe soltanto un diritto garantito, ma anche un vantaggio economico concreto per le casse regionali.

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Eppure, questa prospettiva continua a rimanere sullo sfondo. Si preferisce spesso circondarsi di consulenti funzionali a soluzioni di compromesso, rinunciando a scelte più ambiziose e strutturate. Scelte che, lungi dal valorizzare il merito, rischiano di perpetuare logiche già fallimentari.

Il risultato è una Calabria che continua a perdere occasioni. Occasioni di attrarre medici di eccellenza, di costruire poli sanitari competitivi, di trasformare una crisi in opportunità di rilancio. In un momento storico in cui la sanità rappresenta uno dei principali indicatori di sviluppo e coesione sociale, questa inerzia appare ancora più grave.

Perché la sanità non può essere gestita come un’emergenza continua. Richiede programmazione, coraggio politico e soprattutto la capacità di scegliere il meglio, senza timori o compromessi. Senza questo cambio di passo, il rischio è che la Calabria resti intrappolata in un sistema che non cura, ma si limita a sopravvivere. E con esso, i suoi cittadini.