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07/10/2026 ore 14.10
Sanità

Sanità, Calabria ancora in fondo alla classifica: ha il punteggio più basso nell’assistenza territoriale. Ecco il report Gimbe

I numeri arrivano dal Nuovo Sistema di Garanzia, lo strumento attraverso il quale viene monitorata l’erogazione dei Lea in tre grandi aree. La regione ultima anche nel punteggio complessivo (189 punti)

di Redazione Attualità

La Calabria resta in fondo alla classifica della sanità italiana e la criticità più pesante riguarda proprio l’assistenza sul territorio. A certificarlo è il 9° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, presentato oggi, 7 ottobre, alla Camera dei deputati. La fotografia più aggiornata dei Livelli essenziali di assistenza colloca la regione tra le sole tre realtà italiane risultate inadempienti nel 2024 e assegna alla Calabria il punteggio più basso d’Italia nell’area distrettuale: 52 punti su 100, ben al di sotto della soglia minima di 60.

I numeri arrivano dal Nuovo Sistema di Garanzia, lo strumento attraverso il quale viene monitorata l’erogazione dei Lea nelle tre grandi aree dell’assistenza sanitaria. La Calabria ottiene 66 punti nella prevenzione, 52 nell’assistenza distrettuale e 71 nell’area ospedaliera. È proprio il dato relativo al territorio a determinare l’inadempienza: nel 2024 soltanto altre due realtà non superano la verifica nazionale, la Provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia, entrambe però per insufficienze nell’area della prevenzione.

Calabria ultima per punteggio complessivo

Il divario emerge ancora più chiaramente dall’elaborazione effettuata dalla Fondazione Gimbe sommando i punteggi delle tre macro-aree. Una graduatoria che, precisa il rapporto, non viene utilizzata formalmente dal Nuovo Sistema di Garanzia per stabilire se una Regione sia adempiente, ma consente di rappresentare con maggiore immediatezza le differenze territoriali. La Calabria totalizza 189 punti, il valore più basso tra tutte le Regioni e Province autonome: immediatamente sopra si trovano Molise con 192 e Sicilia con 196, mentre al vertice figurano Veneto con 288, Emilia-Romagna con 282 e Toscana con 280.

Anche osservando separatamente le tre aree, la debolezza della rete territoriale calabrese appare evidente. Con i suoi 52 punti la Calabria occupa l’ultimo posto nell’assistenza distrettuale; nella prevenzione, con 66 punti, si colloca invece nella parte bassa della graduatoria, mentre l’area ospedaliera raggiunge quota 71. Nel confronto delle posizioni relative alle tre macro-aree, Gimbe colloca la Calabria al 12° posto per prevenzione, al 18° per assistenza distrettuale e al 12° per assistenza ospedaliera, con una posizione media pari a 14.

Il rapporto invita comunque a leggere con cautela anche le promozioni ottenute dalle altre Regioni. Il raggiungimento dei 60 punti, sottolinea Gimbe, non certifica automaticamente che tutti i cittadini riescano effettivamente ad accedere ai Lea: il sistema si basa infatti su un insieme limitato di indicatori sentinella e può convivere con difficoltà concrete nell'accesso alle prestazioni. È un elemento particolarmente significativo proprio per la Calabria, dove l'insufficienza formale riguarda l'assistenza distrettuale, cioè quella rete di servizi che dovrebbe assicurare la presa in carico dei cittadini al di fuori dell'ospedale.

Il peso della mobilità sanitaria

Alla debolezza nell'erogazione dei Lea si aggiunge il fenomeno della mobilità sanitaria, cioè gli spostamenti dei cittadini verso altre Regioni per ricevere cure e prestazioni. Nel 2023, ultimo anno contabilizzato nel riparto 2025 del Fondo sanitario nazionale, il valore complessivo della mobilità italiana ha raggiunto 5,153 miliardi di euro, il livello più alto dal 2010.

Gimbe evidenzia una netta concentrazione geografica dei saldi: il 95,1% del saldo attivo è concentrato in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, mentre il 78,2% del saldo passivo è riconducibile a Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e Lazio. Il rapporto classifica inoltre tra i saldi negativi rilevanti, superiori a 100 milioni di euro, esclusivamente Regioni del Mezzogiorno con l'unica eccezione del Lazio.

Un fenomeno che, secondo la Fondazione, rappresenta una delle manifestazioni delle profonde disparità territoriali nell'effettiva esigibilità del diritto alla salute.

Personale, le Regioni in Piano di rientro sotto la media

Un'altra criticità riguarda gli organici. Secondo i dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato utilizzati da Gimbe, nel 2024 il personale dipendente del servizio sanitario in Calabria ammonta a 19.034 unità. A livello nazionale sono 713.976. Il rapporto rileva che, fatta eccezione per l'Abruzzo, tutte le Regioni sottoposte a Piano di rientro si collocano sotto la media italiana di 12,1 dipendenti ogni mille abitanti. La Calabria è tuttora tra le Regioni sottoposte alla disciplina del Piano di rientro.

La situazione risulta particolarmente delicata sul fronte infermieristico: la media nazionale è di 4,75 infermieri ogni mille abitanti e Gimbe rileva che, con le sole eccezioni di Abruzzo e Molise, tutte le Regioni in Piano di rientro si trovano al di sotto di questo livello.

Il quadro restituito dal rapporto è dunque quello di una Calabria che continua a scontare un forte divario rispetto al resto del Paese. Il dato più pesante non arriva questa volta dagli ospedali, dove il punteggio Lea raggiunge quota 71, ma dalla sanità che dovrebbe essere più vicina ai cittadini: servizi territoriali, assistenza distrettuale e presa in carico. È lì che la Calabria, con 52 punti su 100, registra oggi il risultato peggiore d'Italia.