Sanità, i nuovi ticket: in Calabria il tetto massimo a 45 euro è il più alto d'Italia, ecco perché e quali sono gli effetti
Dal 21 settembre sono cambiate 448 prestazioni sanitarie: aumentano prime visite, cardiologia e prelievi. Nella nostra regione il limite massimo previsto per ogni ricetta può trasferire più rincari sui pazienti non esenti
Da lunedì 21 settembre sono entrate in vigore le nuove tariffe nazionali per la specialistica ambulatoriale e l'assistenza protesica. Il provvedimento aggiorna gli importi di 448 prestazioni ambulatoriali e di 222 codici relativi alla protesica su misura, ma non significa automaticamente che ogni aumento della tariffa si traduca in un ticket più alto per il cittadino.
Il punto, soprattutto in Calabria, è un altro: quanto dell'aumento può effettivamente finire a carico del paziente non esente? La risposta dipende dal sistema regionale di compartecipazione alla spesa e, in particolare, dal tetto massimo previsto per ogni ricetta. Nella maggior parte delle Regioni il limite è di 36,15 euro. In Calabria arriva invece a 45 euro.
Nuovo tariffario: cosa cambia dal 21 settembre
Il decreto del ministero della Salute, firmato di concerto con il ministero dell'Economia il 7 agosto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre, aggiorna le tariffe riconosciute dal Servizio sanitario nazionale alle strutture pubbliche e private accreditate.
Il provvedimento è diventato operativo per le prescrizioni effettuate dal 21 settembre 2026. È quindi la data della ricetta a fare fede: chi ha già una prescrizione precedente all'entrata in vigore del nuovo tariffario dovrebbe mantenere il precedente importo anche se la visita o l'esame è fissato nelle settimane successive.
Le modifiche interessano prestazioni molto diverse tra loro. In alcuni casi gli aumenti sono contenuti, mentre per altre visite ed esami la revisione porta a incrementi di diversi euro. Oltre otto prestazioni su dieci, tuttavia, restano invariate.
Tariffa e ticket non sono la stessa cosa
È questa la distinzione fondamentale per capire gli effetti del nuovo provvedimento. La tariffa è il valore riconosciuto dal sistema sanitario alla struttura che eroga la prestazione, mentre il ticket è la quota effettivamente richiesta al cittadino non esente.
Il nuovo tariffario nazionale stabilisce dunque i valori di riferimento per il Servizio sanitario e per i rapporti economici con gli erogatori pubblici e privati accreditati. Il costo effettivo per l'assistito dipende invece dalle regole regionali sulla compartecipazione, dalle eventuali esenzioni e dal tetto massimo previsto per ricetta.
In Calabria il tetto è di 45 euro
È qui che emerge la particolarità calabrese. Nella maggior parte delle Regioni il cittadino non esente non può superare i 36,15 euro di ticket per ricetta. In Calabria, invece, il massimale è fissato a 45 euro.
Il limite risale al 2009 e continua a essere indicato anche dalle aziende sanitarie calabresi.
Il problema posto dal nuovo tariffario è però concreto: un tetto più alto assorbe meno facilmente gli aumenti delle singole prestazioni. Se il nuovo valore di una prestazione rimane al di sotto dei 45 euro, il rincaro può quindi ricadere interamente sul cittadino non esente, sempre che il catalogo regionale applichi quella tariffa senza ulteriori rimodulazioni.
La visita cardiologica: l'esempio più chiaro
L'esempio più immediato riguarda la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma. La tariffa passa da 33,60 a 38 euro, con un aumento nominale di 4,40 euro.
In una Regione con un massimale di 36,15 euro, il cittadino non esente arriverebbe a pagare al massimo quella cifra. In Calabria, invece, il nuovo valore di 38 euro resta sotto il tetto dei 45 euro: se la tariffa verrà applicata integralmente, l'aumento potrà quindi essere trasferito per intero sul paziente.
Un meccanismo analogo riguarda, ad esempio, l'agoaspirato della mammella, che passa da 31,25 a 36,50 euro, con un aumento di 5,25 euro. Anche in questo caso il valore resta sotto il massimale calabrese e l'effettivo ticket dovrà essere verificato sulla base del catalogo regionale aggiornato.
Prime visite: molti aumenti di un euro
Tra le prestazioni interessate dalla revisione ci sono numerose prime visite specialistiche. Per molte di queste il valore passa da 25 a 26 euro.
L'aumento riguarda, tra le altre, le prime visite neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche. La visita oculistica sale invece da 25,80 a 26,80 euro, mentre quelle dermatologiche e allergologiche arrivano a 26,40 euro.
Anche l'elettrocardiogramma registra un incremento, passando da 11,60 a 12,05 euro, mentre la spirometria semplice sale da 24 a 24,90 euro.
Per gli esami del sangue, invece, la maggior parte dei principali parametri non cambia. L'unica voce interessata dalla revisione è il prelievo venoso, che passa da 3,80 a 4,30 euro.
Prelievi ed esami del sangue: cosa cambia davvero
Il nuovo tariffario mantiene invariati i valori di numerosi esami di laboratorio. Restano fermi, tra gli altri, emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES.
L'aumento di 50 centesimi riguarda quindi il prelievo venoso. Anche in questo caso, però, l'effetto sul ticket dipende dalla composizione complessiva della ricetta. Se la somma delle prestazioni raggiunge già il tetto regionale, l'aumento del singolo esame non comporta necessariamente una maggiore spesa per il cittadino.
Le prestazioni che non aumentano
La revisione non coinvolge la maggior parte delle prestazioni più comuni. Restano, infatti, invariate diverse visite ed esami, tra cui la visita specialistica di controllo, ferma a 17,90 euro.
Non cambiano nemmeno la radiografia del torace, fissata a 15,45 euro, l'ecografia ginecologica a 30,95 euro, l'ecografia dell'addome inferiore a 37,80 euro e la densitometria ossea lombare o femorale a 31,50 euro.
Il criterio adottato dal Ministero ha tenuto conto dello scostamento tra i costi sostenuti dalle strutture e le tariffe esistenti. Dove il rapporto è risultato sostanzialmente equilibrato, gli importi sono rimasti invariati.
Diagnostica, dialisi e riabilitazione
La revisione interviene in maniera differenziata anche sul settore diagnostico. Tra le aree nelle quali il rapporto tra costi e ricavi risultava maggiormente squilibrato figurano diagnostica vascolare, biopsie, elettromiografia ed endoscopia ed ecocolordoppler.
Più contenuti, invece, gli interventi su radiologia tradizionale, Tac, ecografia e risonanza magnetica, considerate più vicine all'equilibrio tra costi e ricavi.
Per la dialisi l'adeguamento medio è del 3,6%, mentre l'incremento arriva al 15% per la dialisi peritoneale. Anche la riabilitazione, comprendente fisioterapia, logopedia e terapia occupazionale, rientra nella revisione.
La protesica e l'aumento del 44% per alcuni ausili
Il nuovo provvedimento non riguarda soltanto visite ed esami. Vengono aggiornati anche 222 codici dell'assistenza protesica su misura prevista dai Livelli essenziali di assistenza.
L'incremento più consistente riguarda 98 codici di ausili ottici, per i quali la tariffa viene aumentata del 44% rispetto ai valori precedenti. La revisione tiene conto dell'aumento dei costi di materiali e componentistica, della maggiore complessità delle lavorazioni e degli oneri legati alle nuove normative e certificazioni.
Quanto costa il nuovo tariffario al sistema sanitario
L'aggiornamento ha anche una rilevanza economica per il sistema sanitario. L'adeguamento delle tariffe vale complessivamente circa 210 milioni di euro l'anno.
Una parte, stimata in circa 27 milioni di euro, è collegata alla maggiore compartecipazione dei cittadini, mentre l'onere netto per il sistema pubblico è quantificato in circa 183 milioni. La legge di Bilancio ha previsto 100 milioni di euro per il 2026, anno nel quale il nuovo sistema viene applicato soltanto negli ultimi mesi, e 183 milioni annui a partire dal 2027.
Il nodo calabrese: cosa resta da chiarire
La novità nazionale è dunque certa: per le prescrizioni emesse dal 21 settembre entrano in vigore i nuovi valori tariffari. Più complesso è stabilire, prestazione per prestazione, quanto finirà realmente a carico dei cittadini calabresi non esenti.
Il decreto nazionale fissa infatti tariffe di riferimento, mentre le Regioni mantengono un ruolo nella disciplina della compartecipazione e nell'applicazione dei propri cataloghi. In Calabria il precedente nomenclatore nazionale era stato recepito con il decreto del commissario ad acta numero 442 del 31 dicembre 2024, seguito da successive modifiche del catalogo regionale.
Per questo l'impatto concreto sui ticket dovrà essere verificato anche attraverso l'aggiornamento del catalogo regionale e dei sistemi Cup. Solo a quel punto sarà possibile stabilire con precisione, per ogni visita o esame, quale sarà la spesa effettiva per il cittadino.
Il dato da tenere presente, però, resta quello dei 45 euro di tetto massimo per ricetta in Calabria. Una soglia più elevata rispetto a quella applicata nella maggior parte delle altre Regioni può rendere più probabile che alcuni degli aumenti delle nuove tariffe vengano trasferiti sul paziente non esente.
Una questione tutt'altro che secondaria in una regione nella quale l'accesso tempestivo alle cure e le liste d'attesa rappresentano già una delle principali difficoltà per i cittadini e nella quale anche pochi euro possono incidere sulla possibilità concreta di effettuare una visita o un esame.