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12/09/2026 ore 19.43
Sanità

Scopelliti a Scalea, il conto aperto con la sanità dell’alto Tirreno: «Io mero esecutore del piano di rientro firmato da Loiero»

L’ex presidente della Regione presenta “Io sono libero” e risponde alle contestazioni sulla chiusura dell’ospedale di Praia a Mare. Ma la vicenda del presidio resta tutt’altro che chiusa: il Consiglio di Stato già nel 2014 annullò la riconversione, rilevando carenze istruttorie anche rispetto ai livelli essenziali di assistenza

di Francesca Lagatta

Prima il Comune di Reggio Calabria e la presidenza della Regione. Poi la condanna per il reato di falso ideologico, per questioni legate alla sua attività di sindaco in riva allo Stretto, il carcere nel 2018 e la fine di una parabola politica che sembrava destinata a ben altro approdo. Giuseppe Scopelliti è tornato a raccontare quella storia attraverso “Io sono libero”, il libro-intervista che porta anche la firma di Franco Attanasio, presentato a Scalea, nel cortile di Palazzo dei Principi Spinelli, nell’ambito della rassegna culturale “Visioni d’Autore”.

Con lui hanno dialogato gli avvocati Giuseppe Bruno e Andrea Napolitano, accolti dai padroni di casa, il sindaco Mario Russo e l’assessore alla Cultura, Annalisa Alfano.

Le polemiche

L’evento ha fatto registrare una grande partecipazione di pubblico, ma ha trascinato con sé anche tante polemiche. Nel territorio dell’alto Tirreno cosentino, inevitabilmente, il passato politico dell’ex governatore si è intrecciato con un’altra storia: quella dell’ospedale di Praia a Mare, dieci km più a nord. Una ferita ancora aperta, che non smette di sanguinare.

Fu Scopelliti, infatti, ai tempi della sua presidenza regionale e nelle vesti di commissario ad acta alla sanità ad attuare il Piano di Rientro Sanitario Regionale, che debellò 18 ospedali calabresi su 38, tra cui quelli di frontiera, a Praia a Mare e Trebisacce. Decisione che negli anni ha generato conseguente drammatiche, come ha raccontato puntualmente la cronaca. 

La difesa

Ma l’ex enfant prodige della politica si difende da ogni accusa, da quella contestata dai giudici che lo condannarono per falso ideologico – «fu una sentenza politica», dice – e dalle accuse di aver smantellato la rete di emergenza e urgenza di un ospedale fondamentale per il territorio.

Alla domanda sulle contestazioni per la sua presenza a Scalea, Scopelliti, ha fornito la propria versione dei fatti: «Io sono stato l’esecutore di un percorso dettato da un piano di rientro che chi c’era prima di me, quindi Agazio Loiero, ha sottoscritto col governo».

Secondo l’ex presidente, quel piano prevedeva la chiusura degli ospedali al di sotto della soglia dei 120 posti letto. «Tantissimi altri calabresi sono stati chiusi perché non rispondevano a dei requisiti di sicurezza – ha sostenuto – e di qualità della sanità».

Tutto giusto, sulle carte. Ma la ricostruzione non basta a giustificare il destino dell’ospedale di Praia a Mare, soprattutto alla luce delle successive sentenze del Consiglio di Stato, massimo tribunale amministrativo italiano, che raccontano quanto quella decisione sia stata più complessa di una semplice applicazione dei numeri del piano di rientro.

L’ospedale di Praia a Mare non andava chiuso

Il 20 maggio 2014 il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2576, annullò la riconversione del presidio praiese in Capt, Centro di Assistenza Primaria Territoriale, che avvenne a partire dal 1° aprile 2012. I giudici rilevarono una carenza istruttoria anche rispetto alla necessità di garantire i livelli essenziali di assistenza alla popolazione locale, i famigerati Lea. Nella motivazione veniva considerato il ruolo dell'ospedale non soltanto per la fascia costiera, ma anche per le aree montane del Tirreno cosentino, oltre all'aumento della popolazione nel periodo estivo e al traffico che caratterizza il territorio. Nella sola Praia a Mare, d’estate alloggiano circa 200mila persone.

Non era un dettaglio, perché quello di Praia a Mare non era un presidio qualsiasi: era, insieme a quello di Trebisacce sul versante ionico, uno dei cosiddetti ospedali “di frontiera” della Calabria, strutture collocate ai margini della regione e chiamate a garantire assistenza anche a territori nei quali il presidio alternativo più vicino può trovarsi addirittura fuori regione.

L’emigrazione sanitaria

Ed è proprio qui che entra in gioco il tema dell'emigrazione sanitaria. Già nel primo anno di riconversione dell’ospedale, associazioni e comitati sollevarono la questione dei costi delle prestazioni sanitarie per i pazienti costretti a curarsi fuori regione. Spese esorbitanti che, in alcuni casi, superarono le risorse risparmiate con i tagli.

Per di più, l’ospedale di Praia a Mare, al dicembre del 2011, era l’unico presidio del Meridione con i conti in attivo. In altre parole, non c’entrava nulla con il risanamento dei debiti della sanità. E non ne accorsero né il presidente, calato nei panni del commissario straordinario alla Sanità, né l’Agenas, l’ente di supporto tecnico al Ministero della Salute, che continuava ad imprimere freddi numeri sulle carte, né il Tavolo Adduce, incaricato di monitorare l’andamento economico dei Piano di rientro, e neppure i suoi più stretti collaboratori.

Scopelliti, che oggi addossa le colpe a Loiero, rimase impassibile a ogni protesta, ogni lettera pubblicata sui giornali, ogni grido d’allarme, con cui all’epoca cittadini, comitati e associazione cercarono invano di avvicinarlo o di attirare la sua attenzione per chiedere di rivedere la sua decisione. 

Le successive sentenze

La vicenda giudiziaria-amministrativa dell’ospedale di Praia a Mare pè proseguita anche dopo la sentenza del 2014. Da allora ne sono seguite altre tre, esecutive ed inoppugnabili, che nessun successivo commissario ad acta è riuscito ad attuare, men che meno Eugenio Sciabica, il cui decreto di potenziamento fu usato dalla politica come materia per la campagna elettorale. Nel novembre 2017 ci fu la fantomatica nuova “inaugurazione dell’ospedale” con tanto di taglio del nastro, benedizione del vescovo, pasticcini, claque e ovviamente telecamere. Si cambiò persino l’insegna all’ingresso, da “Casa della Salute” a “Ospedale”, ma ad oggi la rete di emergenza e di urgenza non è ancora stata attivata né sono state riattivate le sale operatorie.

L’impegno di Occhiuto

Ad onor del vero, a tal proposito bisogna segnalare che l’unico vero passo in avanti verso la riapertura porta la firma dell’attuale presidente Roberto Occhiuto, che nelle vesti anche lui di commissario ad acta della sanità calabrese ha, quanto meno, reinserito il presidio praiese nella rete ospedaliera regionale, circostanza che ha permesso di avviare il percorso che potrebbe – il condizionale è d’obbligo – effettivamente portare alla riattivazione della rete di emergenza e urgenza dell’ospedale di Praia a Mare. Ma ad oggi non si sa né come né quando. 

L’arrivo di Scopelliti a Scalea

Scopelliti, però di tutto questo non ne ha fatto cenno nella sua serata scaleota. Torna ufficialmente dopo anni nell’alto Tirreno cosentino da ex presidente di Regione e anziché chiedere scusa a un territorio che è stato martoriato da una politica scellerata, addossa la colpa a chi l’ha preceduto e ai numeri scritti su un foglio di carta, che sventola più volte per dimostrare che ha ragione lui. 

I cittadini, dal canto loro, hanno polemizzato per un po’ sui social, con post che oggigiorno non sono nemmeno più farina del proprio sacco, poi lo hanno accolto come il figliol prodigo. E nemmeno uno dei contestatori social venuto a chiedergli spiegazioni – in modo civile, sia chiaro – o a chiedergli semplicemente, e con garbo, se, col senno di poi, si sia pentito di aver decretato la chiusura di un ospedale, con tutte le drammatiche conseguenze del caso.

Tutt’altro. L’ex commissario ad acta alla sanità calabrese si è portato a casa un sacco di abbracci, sorrisi e pacche sulle spalle.