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12/04/2026 ore 13.35
Sanità

Tumore al seno, il “dopo” dimenticato: nel libro di Massimo Vergine la sfida invisibile delle pazienti guarite

Finiscono le cure ma non il percorso: a Roma, nel dibattito sul volume scritto dal primario, donne e medici raccontano il “dopo” il tumore al seno tra ansia, cambiamenti e nuove sfide. Un tema ancora poco affrontato ma decisivo

di Ernesto Mastroianni

Non la fine della malattia, ma l’inizio di una nuova, complessa fase di vita. È attorno a questa consapevolezza che si è sviluppato l’incontro tenutosi presso la Coin San Giovanni, dove è stato presentato il volume “Vivere dopo il tumore al seno” di Massimo Vergine, direttore dell’Unità Operativa della Chirurgia della mammella del Policlinico Umberto I.

Un evento partecipato e denso di riflessioni, che ha posto al centro una dimensione ancora troppo spesso trascurata nel percorso oncologico: il “dopo”.

Numerose le donne operate presenti in sala, protagoniste di un confronto autentico, capace di restituire la complessità di una fase comunemente associata al ritorno alla normalità, ma in realtà attraversata da fragilità profonde, tanto sul piano emotivo quanto su quello relazionale.

Come emerso nel corso del dibattito, la conclusione delle terapie – chirurgiche, chemioterapiche o radioterapiche – non coincide necessariamente con il recupero del benessere psicologico. «Il tumore al seno non riguarda solo il corpo, ma coinvolge identità, femminilità e qualità della vita»: questo uno dei messaggi più incisivi emersi durante la serata.

Il professor Vergine ha sottolineato come molte pazienti, terminate le cure, si trovino ad affrontare difficoltà spesso sottovalutate: dalla paura della recidiva all’ansia legata ai controlli periodici, fino ai cambiamenti dell’immagine corporea e alle inevitabili ripercussioni nelle relazioni personali. Aspetti che restano frequentemente in secondo piano rispetto alla dimensione strettamente clinica della malattia, ma che incidono in modo determinante sulla qualità della vita.

Particolarmente significativa è stata la testimonianza di Carolina Marconi, che ha condiviso la propria esperienza personale, offrendo al pubblico un racconto diretto e intenso, capace di rendere tangibile il vissuto del “dopo” e le sue implicazioni quotidiane.

Il volume si propone come una guida completa, capace di integrare competenze mediche e attenzione al vissuto emotivo. Tra i suoi obiettivi, quello di fornire strumenti pratici per affrontare il follow-up, gestire lo stress e costruire una nuova quotidianità sostenibile. Ampio spazio è dedicato anche alla riabilitazione e al supporto psicologico, riconosciuti come elementi fondamentali per migliorare la qualità della vita delle pazienti.

Durante il dibattito con il pubblico è emersa con forza la necessità di riconoscere il “dopo” come parte integrante del percorso di cura. Le testimonianze delle partecipanti hanno restituito un quadro fatto di sentimenti contrastanti, sospesi tra sollievo e vulnerabilità, evidenziando quanto sia essenziale un accompagnamento continuo anche oltre la fine delle terapie.

A dare ulteriore valore all’iniziativa è stata la partecipazione delle socie dell’associazione Filo Teso, che hanno ribadito il ruolo cruciale delle reti di sostegno nel supportare le donne al di fuori del contesto ospedaliero, offrendo ascolto, condivisione e supporto concreto.

La serata si è conclusa con un messaggio chiaro e condiviso: il “dopo” non rappresenta una semplice conclusione del percorso oncologico, ma una fase essenziale della cura. Affrontarlo con consapevolezza e con il giusto supporto può fare la differenza, trasformando la sopravvivenza in una reale e piena qualità della vita.