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05/07/2026 ore 10.53
Sanità

Un 2025 ancora da profondo rosso per i conti delle Asp e gli ospedali calabresi (si salva solo Reggio)

Malissimo l’azienda di Cosenza con un disavanzo di 84,5 milioni. Peggio fanno a Catanzaro con una perdita da 94 milioni. Con questi dati uscire dal Piano di Rientro è quasi impossibile

di Massimo Clausi

Si può argomentare a lungo sull’uscita o meno della Calabria dal commissariamento della sanità. Si può discettare sui presupposti giuridici o politici che fanno dire alla maggioranza di centrodestra che il commissariamento è finito. Quel che è certo, però, è che la Calabria è ancora molto lontana dalla fine del Piano di Rientro che è quello che poi conta perché impone severe restrizioni finanziarie alla spesa sanitaria e fa pagare ai calabresi il massimo delle addizionali regionali.

La conferma arriva da un’analisi dei bilanci consuntivi delle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi che purtroppo presentano quasi tutte conti in profondo rosso. Nei giorni scorsi ci siamo occupati del miracolo contabile dell’Asp di Cosenza, la più grande della Calabria che nel giro di un solo anno è passata da un attivo di 70mila euro ad un passivo di 84,5 milioni di euro. Abbiamo anche evidenziato le criticità che emergono dal bilancio come una cronica carenza di liquidità che costringe l’azienda a ripetute anticipazioni di cassa con tutto quel che ne consegue in termini di interessi passivi.

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Cosenza, però, non è l’eccezione. Piuttosto la regola. Infatti anche l’Asp di Catanzaro presenta un disavanzo di 94 milioni di euro. Anche in questo caso il “buco” è cresciuto in maniera esponenziale in un solo anno. Rispetto al 2024, infatti, il disavanzo è aumentato di 74 milioni. Anche a Catanzaro, poi, ci sono seri problemi di liquidità anche se l’azienda non ha fatto ricorso ad anticipazioni di cassa e, anche qui, a pesare oltre i costi di migrazione sanitaria, è l’ammontare dei debiti verso i fornitori che nel 2025 sono pari a 93,8 milioni, ben 14,8 milioni in più rispetto l’anno precedente.

C’è poi l’Asp di Vibo Valentia che fa registrare un saldo negativo pari a 8,3 milioni di euro. Idem l’Asp di Crotone che chiude il 2025 con un disavanzo di 1,7 milioni di euro. Anche qui il “buco” aumenta significativamente visto che nel 2024 era solo di 500mila euro.

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Unica eccezione è l’Asp di Reggio Calabria che riesce a chiudere il 2025 con un avanzo di 310mila euro. Ma è davvero l’eccezione che conferma la regola.

Se spostiamo infatti lo sguardo dalle aziende sanitarie a quelle ospedaliere la situazione non migliora affatto. Partiamo sempre da Cosenza. Qui l’hub dell’Annunziata chiude l’anno con una perdita di 13 milioni di euro. Un dato certamente negativo, ma va registrato un trend in miglioramento rispetto al 2024 quando il passivo aveva superato i 29 milioni. In perdita è anche l’azienda ospedaliera-universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro. Qui la perdita è molto più contenuta e si aggira attorno ai tre milioni di euro. Risultati positivi invece per il Gom di Reggio Calabria che ha fatto registrare, come attestato da Agenas, diverse positività nell’appropriatezza delle cure e negli investimenti.

Restano però ai dati contabili c’è davvero poco da stare allegri. I bilanci delle singole aziende finiscono per pesare e non poco sul bilancio consolidato regionale. Alla luce di questi numeri si spiegano le perplessità della Corte dei Conti sulla decisione del Consiglio dei Ministri di far uscire la nostra regione dal commissariamento.

Ma anche questa questione, sulla quale la politica regionale si accapiglia, sembra relativa. Il vero nodo è quello di riuscire a mettere in ordine e in linea i conti della sanità. Che lo si faccia nelle vesti di commissario o di assessore non importa a nessuno se non alla politica.