Battaglia legale tra Ditonellapiaga e Miss Italia. Mirigliani: «Non ci riconosciamo in quella canzone»
La patron del concorso di bellezza spiega i motivi che l’hanno spinta ad avviare un percorso per la tutela del marchio: «Ci battiamo da anni per abbattere i canoni descritti nel brano»
La miccia è accesa. Ditonellapiaga ha riscontrato molto successo nella kermesse sanremese, compresa la vittoria nella serata delle cover con il personaggio del momento, Tony Pitony. Eppure, sotto la superficie del palco, resta aperto il tema dell’utilizzo del marchio Miss Italia, titolo del nuovo album di Ditonellapiaga (in uscita per BMG il 10 aprile), che prende il nome da un brano contenuto nel disco.
A sollevare la questione è stata l’organizzazione del noto concorso dì bellezza, come riportato anche dall’Ansa, che parla di uso indebito del nome e di un percorso legale avviato per tutelare il marchio.
Il nodo non è solo simbolico. È giuridico e, soprattutto, identitario.
Il punto di Patrizia Mirigliani
Patrizia Mirigliani, patron del concorso, ci spiega che il problema non nasce dall’arte in sé, ma dal metodo.
«Non contesto la libertà artistica», chiarisce. «Mi è stato fatto notare che Patty Pravo nel ’78 aveva già utilizzato il nome Miss Italia per il suo 13esimo album. Ma allora il marchio non aveva la stessa forza e non era stato ancora depositato come oggi. Dall’87 il marchio è registrato e nel frattempo il concorso è cresciuto insieme alla sua esposizione televisiva, diventando un brand riconoscibile e tutelato».
Un riferimento che chiama in causa il percorso mediatico del concorso, approdato stabilmente in tv dagli anni Ottanta e diventato, nel bene e nel male, un pezzo di immaginario collettivo.
«Il punto», insiste Mirigliani, «è che non siamo stati avvisati dall’etichetta. Saremmo stati disponibili a un confronto, a capire in che modo utilizzare il marchio. Io stessa sono rimasta male per aver appreso da terzi dell’utilizzo del nome Miss Italia, che è il titolo del mio concorso. Prima il mancato avviso, poi anche il contenuto del brano, da cui l’album prende il nome».
Il testo del brano nel mirino
Durante la conferenza stampa sanremese, Margherita Carducci (in arte Ditonellapiaga), ha spiegato che nel brano Miss Italia parla di sé, usando immagini come “statuaria” e “disperata” per descrivere una tensione personale, non certo per attaccare il concorso.
«L’organizzazione ha richiesto formalmente alla casa discografica il testo del brano inedito Miss Italia, che dà il titolo all’album in prossima uscita», spiega Mirigliani. Ma dopo averlo letto, la posizione della patron sarebbe diventata più netta.
«Non ci troviamo d’accordo con la visione che emerge. Si parla di canoni estetici rigidi, di obblighi, di un certo tipo di bellezza. Ma Miss Italia da decenni si batte per infrangere proprio quei canoni classici. Non ci riconosciamo in quella descrizione».
Il tema, quindi, diventa culturale: chi è oggi “Miss Italia”? Un simbolo di stereotipo o un contenitore in trasformazione?
La voce di Katia Buchicchio, Miss Italia in carica
Abbiamo sentito anche l’attuale Miss Italia, Katia Buchicchio, che prende le distanze dalle polemiche ma non dalle sfumature.
«Sono venuta a conoscenza dell’album e delle dichiarazioni di Ditonellapiaga tramite i social», racconta. «Ma non mi sento descritta da quelle parole. Non sono né statuaria né disperata. Se Miss Italia fosse stata schiava dei canoni estetici, non avrebbe vinto una con l’apparecchio ai denti, come me».
E aggiunge: «Seguo Ditonellapiaga e l’ho anche inserita nella mia squadra del FantaSanremo. È giusto che il marchio si tuteli, ma non mi sento rappresentata da quell’immagine».
Una posizione equilibrata: tutela sì, guerra ideologica no. La Mirigliani ha i fucili spianati, ma non è detto che spari per forza.
Il ruolo della casa discografica
Mirigliani sposta poi il focus su chi, secondo lei, avrebbe dovuto prevedere il problema.
«Mi dispiace per Margherita (ndr Carducci, alias Ditonellapiaga), perché gli artisti si muovono secondo la propria sensibilità. Ma le case discografiche sono abituate a trattare con realtà strutturate come la nostra. Come si può pensare di intitolare un album Miss Italia senza interpellare un marchio come il nostro, che esiste da 77 anni?».
E porta un esempio internazionale, formulato in modo aderente ai fatti: «Perfino il documentario di Taylor Swift è stato raccontato inizialmente da alcune testate con un titolo diverso, Miss America, prima che l’uscita ufficiale fissasse definitivamente Miss Americana: quando un nome è sensibile, i dettagli contano».
Il riferimento è al documentario della popstar americana più famosa al mondo, a dimostrazione di quanto le parole, quando evocano marchi o simboli riconoscibili, possano generare immediata ambiguità.
E ora?
Il percorso legale è stato avviato e si valuterà se trovare un accordo extragiudiziale o se la questione approderà in tribunale dopo Sanremo.
La vicenda, però, va oltre la carta bollata. Tocca un nervo scoperto: chi possiede i simboli collettivi? E quanto un artista può riciclarli senza chiedere permesso?
Miss Italia difende un marchio settantennale. Ditonellapiaga rivendica una narrazione personale. In mezzo, il pubblico, che come sempre decide cosa resta e cosa passa.