Sanremo, polemiche sulla top five senza ordine di piazzamento. E per il 2027 il festival potrebbe tornare a inizio febbraio
In conferenza si insiste sull’aumento dello share trascurando i due milioni di spettatori medi in meno rispetto allo scorso anno. Confermato Sanremo Estate: «Si farà a luglio»
Parola d’ordine: negare l’evidenza. O, se suona troppo brutale, addolcire la pillola. In conferenza si insiste sull’aumento dello share, lo si ripete come un mantra rassicurante, mentre si ridimensiona il dato meno confortevole: circa due milioni di spettatori medi in meno nelle prime tre serate rispetto allo scorso anno. La narrativa ufficiale punta sull’incidenza percentuale, quella meno ufficiale si interroga sulla platea reale.
Sul fronte industriale Claudio Fasulo, vicedirettore Prime Time, difende l’impianto con convinzione: il Festival «cerca di creare valore sugli artisti», di «creare nuovo valore per la discografia, per i bravi autori» e, assicura, «anche nei 30 di quest’anno ci sono i campioni del domani». È una dichiarazione di fiducia nel sistema Sanremo come moltiplicatore culturale ed economico, proprio mentre i numeri assoluti mostrano qualche segnale di affaticamento.
Il terreno si fa più scivoloso quando si parla di futuro. Alla domanda su eventuali interventi strutturali per le prossime edizioni, il direttore Williams Di Liberatore frena: «Non ci stiamo lavorando per il momento». Ricorda che questa edizione è nata in un contesto anomalo, con una «dislocazione temporale diversa» e una controprogrammazione influenzata dalle Olimpiadi. «Avevamo fatto analisi ma era un salto nel buio, più rispetto al passato, che aveva una sua storicità». L’ipotesi è tornare alla collocazione canonica nella prima settimana di febbraio, senza variabili straordinarie. «Per il momento solo una sensazione», precisa. Tradotto: si naviga a vista, ma con eleganza.
Altro nodo delicato, la top five senza ordine di piazzamento. Perché cinque nomi, senza primo né quinto?
La stampa, "accusata" dai social dall'edizione 2024, di pilotare i risultati a proprio piacimento, viene tenuta all'oscuro (come il pubblico, del resto) dalla classifica reale di ogni sera. In pratica, ad ogni puntata vengono indicati i cinque preferiti, ma senza ordine di classifica.
Un modo per oscurare tentativi di voto organizzato (mai esistito) da parte di giornalisti o voti massicci da parte di fandom di cantanti? La scusa della suspence narrativa, regge?
Il dubbio è che si voglia evitare effetti strategici sul televoto, frenando eventuali dinamiche dei fandom organizzati o letture tattiche tra le giurie. Fasulo parla di una «scelta di spettacolo che vuole zoomare» e di volontà di «accendere le luci su una parte dei concorrenti in gara senza svelare troppo per evidenti motivi di tensione e di approccio alla gara». E aggiunge che «una gara in cinque serate rischia di perdere appeal» se si scoprono troppo presto le carte.
Non c’è, assicurano, alcuna regia occulta. C’è la necessità di mantenere alta la tensione narrativa. Resta però quella sensazione sottile che accompagna ogni Festival: l’equilibrio fragile tra trasparenza e costruzione del racconto.
Per il resto, in sala stampa si respira un clima quasi vintage mentre si prepara la quarta puntata. Una soddisfazione che ha il sapore della tradizione rilanciata. Carlo Conti lo annuncia con la sua compostezza: «Sanremo Estate si farà». A luglio. Due serate, 16 cantanti ciascuna. Un’idea che richiama una certa stagione baudiana, quando il Festival era un marchio da estendere, non un evento da confinare.
Si celebrano intanto le nuove proposte. Nicolò Filippucci, ancora incredulo, commenta: «Sono molto contento, devo ancora realizzare, abbiamo fatto una bellissima esibizione». Angelica Bove, premio della critica, sceglie parole più progettuali: «Questo è il primo mattoncino di un progetto a cui credo fortemente, ho portato non una canzone ma la mia storia. Ricevere questo riconoscimento è un onore per me». Due dichiarazioni che raccontano bene l’anima doppia di Sanremo: trampolino immediato e cantiere a lungo termine.
Stasera è atteso anche un medley di Laura Pausini, mentre il Premio Città di Sanremo andrà a Caterina Caselli, a sessant’anni dalla sua partecipazione al Festival. Un riconoscimento che guarda al passato ma parla al presente. Caselli, artista e produttrice capace di intercettare generazioni, rappresenta uno di quei pilastri che tengono insieme memoria e industria. Sarebbe un direttore artistico autorevole per una futura edizione: competenza, visione e quella credibilità che non si improvvisa.
Fasulo ha ricordato infine come «la serata delle cover è un fiore all’occhiello», evoluta negli anni «con ospiti, in varie versioni» e ormai «consolidata dal 2015». Un segmento costruito attraverso un dialogo continuo con case discografiche e management. In altre parole, Sanremo resta un grande laboratorio di mediazione: tra arte e mercato, tra racconto e classifica, tra numeri e percezioni. E ogni anno, puntuale, riapre lo stesso interrogativo: quanto pesa lo spettacolo e quanto la strategia?