Serata delle cover, la classifica finale non convince: molto bene Arisa e i duetti con Brunori e Aiello, ecco le pagelle
Nella notte delle reinterpretazioni brillano anche Renga con Giusy Ferreri, Mara Sattei con Mecna e Dargen D’Amico con Pupo. Non convincono le prime due posizioni: l’operazione swing di TonyPitony e Ditonellapiaga non decolla, mentre Sayf non si amalgama con Britti e Biondi
La serata delle cover del Festival di Sanremo ha segnato, finalmente, un’inversione di rotta. Un progressivo miglioramento rispetto alle altre serate per intrattenimento e conduzione: ritmo più sostenuto, interazioni meno ingessate, maggiore consapevolezza televisiva. Laura Pausini sta iniziando a carburare; la si percepisce più sciolta, meno vincolata a una liturgia eccessivamente paludata. Il meccanismo scenico ha trovato una sua fluidità e l’Ariston è tornato, almeno per una sera, a essere luogo di gioco musicale oltre che di competizione.
Veniamo alle esibizioni.
Arisa con Il Coro Teatro Regio di Parma – “Quello che le donne non dicono” – 9
Eccezionale. Arisa non sbaglia mai una nota. L’innesto corale ha amplificato la dimensione epica del brano, valorizzando il controllo del fiato e la pulizia cristallina degli attacchi. Una prova tecnicamente irreprensibile.
Bambole di Pezza con Cristina D'Avena – “Occhi di gatto” – 7
Un po’ trash, tuttavia hanno confezionato un buon numero d’intrattenimento. Operazione nostalgia dichiarata, giocata sull’energia e sull’autoironia.
Chiello con Saverio Cigarini – “Mi sono innamorato di te” – 7
Premia soltanto la canzone anche perché tutte le note gravi le ha prese male, senza timbrarle. Però pezzo e interpretazione al top. Il brano di Tenco resta un Everest emotivo; Chiello ne coglie l’intensità, pur con evidenti limiti tecnici.
Dargen D'Amico con Pupo & Fabrizio Bosso – “Su di noi” – 8,5
Molto bene. Il messaggio mi è piaciuto moltissimo e l'interpretazione è stata molto positiva. La tromba di Bosso ha impreziosito l’arrangiamento con eleganza jazzistica.
Ditonellapiaga con Tony Pitony – “The Lady Is a Tramp” – 5
Nulla di più lontano dalla mia sensibilità musicale. Potremmo dire “discreti”? Mah, non direi… L’operazione swing non decolla.
Eddie Brock con Fabrizio Moro – “Portami via” – 6,5
Non era nelle corde di Eddie Brock e Fabrizio Moro nella prima strofa era stonato. Poi l’insieme si ricompone, ma resta un’esecuzione irregolare.
Elettra Lamborghini con Las Ketchup – “Aserejé” – 5
Anche qui tanto trash. Coreografia trascinante, ma musicalmente esile.
Enrico Nigiotti con Alfa – “En e Xanax” – 6
Discreti. Corretta la resa, senza particolari guizzi.
Ermal Meta con Dardust – “Golden hour” – 6
Niente di che… Atmosfera suggestiva, ma poco incisiva.
Fedez & Marco Masini con Stjepan Hauser – “Meravigliosa creatura” – 7
Masini ha un timbro meraviglioso, ma ultimamente non sfrutta più le note gravi che erano la sua cifra interpretativa. Fedez vorrei non commentarlo. Il violoncello di Hauser nobilita l’insieme.
Francesco Renga con Giusy Ferreri – “Ragazzo solo, ragazza sola” – 9
Molto bene! Quando le voci si sono unite hanno dato il massimo. Fusione timbrica riuscita, crescendo ben calibrato.
Fulminacci con Francesca Fagnani – “Parole parole” – 3
Fagnani fuori luogo, come nel 90% delle cose che fa. Lei può e deve fare soltanto Belve. Per il resto buio totale. Numero sfilacciato.
J-Ax con Ligera County Fam. – “E la vita, la vita” – 3
Stonatissimi. Mai sentito nulla di simile a Sanremo. Sembrava la Corrida, ma non quella di Corrado, quella di Amadeus in onda sul Nove.
LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo – “Andamento lento” – 6
Niente di che…
Leo Gassmann con Aiello – “Era già tutto previsto” – 9
Nonostante gli errori tecnici, perché in più momenti erano fuori tempo, l'interpretazione e il pezzo hanno premiato. “Era già tutto previsto” appartiene al top della musica d’autore italiano. Riccardo Cocciante si è superato scrivendo questo brano. Loro due bravi.
Levante con Gaia – “I maschi” – 6
Ogni tanto si guardavano schifate, forse l'una dall'altra (rido). Scherzi a parte, niente di straordinario. Mancava ritmo.
Luchè con Gianluca Grignani – “Falco a metà” – 6,5
Discreti. Buona alchimia.
Malika Ayane con Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore” – 4
Agghiacciante. Ma perché scelgono questi ospiti che stanno alla musica come io sto alla cardiochirurgia?
Mara Sattei con Mecna – “L’ultimo bacio” – 9
COMMOVENTE. Equilibrio perfetto tra nostalgia e intensità.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas – “Il mondo” – 7,5
Più che bene. Intimismo misurato, resa elegante.
Michele Bravi con Fiorella Mannoia – “Domani è un altro giorno” – 8,5
Una piccola lezione di canto. Controllo, fraseggio, dinamica.
Nayt con Joan Thiele – “La canzone dell’amore perduto” – 8,5
Mi sono piaciuti molto. Atmosfera sospesa, rispetto per il testo.
Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – “Ti lascio una canzone” – 7
Nicoletta ma che mi combini? Nella prima strofa pensavamo avessi sbagliato canzone, eri calante. Poi ti sei ripresa e ci hai commossi con il tuo “ciao Ornella”. Saresti stata un 10, ma devo limitarmi a darti 7.
Raf con The Kolors – “The riddle” – 6
Niente di che.
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – “Cinque giorni” – 9
L'intonazione fatta a persona. Intensità melodica e controllo.
Samurai Jay con Belen Rodríguez & Roy Paci – “Baila morena” – 5,5
Non mi hanno convinto.
Sayf con Alex Britti & Mario Biondi – “Hit the road Jack” – 5
Non mi sono piaciuti.
Serena Brancale con Gregory Porter & Delia – “Besame mucho” – 5
Occasione sprecata.
Tommaso Paradiso con Stadio – “L’ultima luna” – 7
Bene. Atmosfera coerente, resa elegante.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band – “Vita” – 8,5
Molto molto bene. Tredici Pietro è una delle rivelazioni di questo festival.
Una serata, dunque, positiva. Non priva di cadute, talvolta clamorose, ma finalmente viva, variopinta, teatrale. La serata delle cover resta il laboratorio identitario del Festival: tradizione e riscrittura, memoria e reinvenzione. E quest’anno, più delle precedenti serate, ha saputo intrattenere e – in qualche caso – commuovere.