Calcio e violenza, aggredita la squadra femminile del Bocale. Geria: «Nauseato. Questo non è sport ma una giungla»
Durissime le parole della società biancorossa che parla di episodio sconcertante: «L’intero gruppo è stato costretto a chiudersi nello spogliatoio per tutelare la propria incolumità»
Un calcio sempre più schiavo della violenza che sta macchiando, inesorabilmente, i valori che cerca di lanciare e che urlano al rispetto e alla solidarietà, ma anche alla socialità e alla convivialità. La cosa ancora più grave, inoltre, è che questa piaga sportiva non si sta limitando al calcio maschile ma anche a quello femmine.
L'atto di violenza è successo a Gioia Tauro dove la squadra femminile del Bocale erano scese in campo per disputare regolarmente la gara di campionato contro le Crazy Lions. Una partita che, purtroppo, non si è potuta concludere a causa di un episodio gravissimo che nulla ha a che vedere con lo sport.
La denuncia del Bocale
A denunciare l'episodio è stato proprio il club biancorosso: «Due soggetti, riconducibili alla squadra avversaria, hanno fatto irruzione sul terreno di gioco con l’obiettivo di aggredire uno dei nostri dirigenti accompagnatori. Nel caos generato da questa azione inqualificabile, una nostra calciatrice è stata aggredita da uno dei due dirigenti ed è stato necessario soccorrerla. Già il solo fatto che un uomo aggredisca una donna è, di per sé, un fatto gravissimo che si commenta da solo. Se questo avviene su un campo di calcio, durante una gara femminile, il quadro diventa ancora più sconcertante».
Momenti di paura quelli ricostruiti dalla società: «L’intero gruppo squadra del Bocale Calcio Admo, atlete e staff, è stato costretto a chiudersi nello spogliatoio per tutelare la propria incolumità, richiedendo l’intervento dei Carabinieri, prontamente intervenuti. I militari hanno ascoltato entrambe le dirigenti, gli arbitri e hanno refertato e verbalizzato ogni accaduto. Siamo basiti. Basiti di fronte a un comportamento che ha lasciato increduli persino le stesse calciatrici avversarie in campo, visibilmente scosse e sorprese da quanto stava accadendo. Siamo sconcertati di come si continui a parlare di solidarietà, di rispetto e di promozione del calcio femminile, mentre ancora oggi dobbiamo assistere a scene del genere. I fatti sono chiari, sono stati documentati e messi nero su bianco dalle autorità competenti».
La testimonianza di Geria
Ancora sotto shock per episodi che rasentano la follia è Domenico Geria, responsabile alla comunicazione del Bocale, nonché dirigente accompagnatore della squadra biancorossa femminile. Crude ma quantomeno comprensibili le sue parole: «Sono deluso e nauseato. Pensavo che far parte di una squadra, anche se nel semplice ruolo di responsabile della comunicazione e/o dirigente accompagnatore, si potesse rivelare un'esperienza costruttiva e avvincente. Invece ti ritrovi ad avere la responsabilità di dodici ragazze più due dirigenti più giovani, e devi assicurarti che escano vivi da un impianto sportivo, ricevendo minacce fin dal nostro arrivo. La sospensione della partita per il tentativo di invasione di campo attraverso le panchine aperte lateralmente, l'aver chiamato i carabinieri, per non parlare dello sgomento anche delle ragazze della squadra avversaria, avvilite da quel che hanno visto, sono prove tangibili dello schifo che ieri abbiamo vissuto, a rischio della nostra stessa incolumità».
E ancora: «Se c'è una cosa che ho imparato nella vita è stata quella di chiedere scusa e ammettere i miei errori, quando li faccio. Altra gente invece questa lezione non la conosce, arrivando a smentire la verità con un semplice "non è vero, non è successo niente". Questo non è sport, non è calcio, non è vita, non è niente. È giungla, né più né meno. E io l'incolumità della mia squadra, delle mie ragazze, non permetto a nessuno di metterla a rischio».