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27/04/2026 ore 12.09
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Caso Rocchi, l’Aia sceglie il silenzio e nega l’intervista all’arbitro calabrese che ha fatto scoppiare lo scandalo

L’associazione non autorizza dichiarazioni dell’ex assistente calabrese Domenico Rocca mentre l’inchiesta prosegue. Attesa per l’interrogatorio di Gianluca Rocchi in programma il prossimo 30 aprile

di Francesco Roberto Spina

Nel pieno dell’indagine che sta attraversando il mondo arbitrale italiano, Domenico Rocca ora sceglie il silenzio. Originario di Pizzo, dove è anche vicepresidente del Consiglio, e oggi docente di diritto in un liceo di Bergamo, Rocca è l’autore dell’esposto presentato nel maggio 2025, documento che ha acceso i riflettori su presunte criticità nella gestione delle designazioni arbitrali e su episodi legati alla sala Var di Lissone, tra cui le cosiddette “bussate”, che secondo la sua ricostruzione avrebbero potuto orientare le decisioni degli ufficiali di gara. Dall’ex assistente calabrese ha preso avvio la vicenda oggi al vaglio della Procura di Milano, che coinvolge, tra gli altri, il designatore arbitrale Gianluca Rocchi.

Interpellato dalla redazione del network LaC, Rocca ha scelto di non rilasciare dichiarazioni, limitandosi a ribadire l’impossibilità di parlare senza autorizzazione: «Non posso concedere interviste, è necessario fare richiesta formale», è stata la sua risposta. Una richiesta che, tuttavia, non ha avuto esito positivo. L’Associazione Italiana Arbitri, contattata dalla redazione, ha comunicato il diniego. Un silenzio, quello dell’ex assistente calabrese, interrotto solo da un messaggio pubblicato sui social nei giorni scorsi e riconducibile alla vicenda: «Chi di spada ferisce, di spada perisce». 

In assenza di dichiarazioni, restano i contenuti della lettera-denuncia. Nel documento Rocca evidenziava presunte anomalie nelle valutazioni e nei criteri di assegnazione delle gare, parlando di utilizzo non uniforme dei voti, mancanza di parametri chiari nelle designazioni e possibili violazioni dei principi di correttezza e lealtà, fino a ipotizzare un’alterazione delle dinamiche meritocratiche.  

L’indagine della Procura di Milano, coordinata dal pubblico ministero Maurizio Ascione, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del designatore arbitrale Gianluca Rocchi, del componente Can Andrea Gervasoni e dell’arbitro Var Daniele Paterna. Un filone che si muove sull’ipotesi di frode sportiva e che punta a chiarire eventuali condizionamenti nelle designazioni e nell’utilizzo del Var. Il prossimo passaggio chiave è fissato per il 30 aprile, quando Rocchi sarà interrogato davanti ai magistrati milanesi. Un appuntamento destinato a segnare una tappa importante in una vicenda che, partita dalle accuse di Rocca e inizialmente archiviata sul piano sportivo, è diventata oggi un caso nazionale.