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23/05/2026 ore 12.57
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Catanzaro-Monza, il cuore contro i milioni: Iemmello guida l’assalto, Pessina difende la corazzata

Il calore del Ceravolo contro la solidità brianzola, la favola giallorossa contro la squadra costruita per vincere. In mezzo, la sfida tra l’ultras diventato bomber e il campione d’Europa tornato a casa. La finale playoff è il duello tra due città opposte e due capitani simbolo delle rispettive terre

di Francesco Roberto Spina

Ci sono partite che valgono una stagione e altre che valgono una storia. Catanzaro-Monza, finale d’andata dei playoff di Serie B in programma domani alle 20 al “Nicola Ceravolo”, appartiene alla seconda categoria. Perché questa non è soltanto una sfida che mette in palio la Serie A, con il ritorno fissato il 29 maggio all’U-Power Stadium, ma il confronto tra due mondi calcistici profondamente diversi, due città lontane per dimensioni, cultura economica e modo di vivere il calcio. Una finale che ha il sapore antico e irresistibile di Davide contro Golia.

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Da una parte c’è il Monza, la corazzata annunciata. La squadra che tutti, a inizio stagione, indicavano come la favorita naturale per la promozione diretta. Una rosa costruita con uomini da Serie A, investimenti importanti, profondità tecnica, esperienza e una struttura societaria da massimo campionato. Il Monza rappresenta la solidità della Brianza, il calcio organizzato, l’ambizione programmata, la forza di chi parte per vincere e considera quasi un obbligo il ritorno immediato tra i grandi.

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Dall’altra c’è il Catanzaro, la squadra che in parte ha fatto saltare pronostici e gerarchie. La formazione che dopo le prime partite della stagione sembrava destinata a un campionato di assestamento e che invece si è spinta fino all’ultimo atto, trascinata da un tecnico giovane e ambizioso come Aquilani, dalla forza di un gruppo e dall’entusiasmo di una città che da oltre quarant’anni aspetta di tornare in Serie A. Fantascienza, anzi meglio dire Fantacalcio (forse) soltanto pochi mesi fa, oggi possibilità concreta. Perché il calcio, quando vuole, lascia ancora spazio alle favole romantiche.

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Anche i freddi numeri sembrano raccontare una partita sbilanciata. Monza conta oltre 122 mila abitanti, Catanzaro poco più di 84 mila. La città brianzola vanta un reddito medio pro capite sensibilmente superiore, oltre 35 mila euro contro circa 25 mila del capoluogo calabrese. Anche gli impianti raccontano differenze: l’U-Power Stadium è uno stadio moderno che supera i 17 mila posti, il Ceravolo si ferma a poco più di 13 mila. Ma poi esiste un dato che cambia prospettiva e che non tiene conto di quelli che alla fine sono solo dei numeri: quel dato si chiama passione. Perché il Catanzaro, in stagione, ha fatto registrare una media spettatori superiore a quella del Monza. Segno che se Golia può contare sulla forza economica e sulla struttura, Davide ha dalla sua il cuore, il rumore e la spinta di un popolo intero.

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E infatti il Ceravolo si prepara a trasformarsi in una bolgia giallorossa. Per Catanzaro questa finale non è solo calcio. È identità, appartenenza, memoria collettiva. Qui – come in tante piazze del Sud –  il pallone non si segue soltanto: si sente e si eredita. La Serie A manca da oltre quattro decenni, ma il sogno non si è mai spento. Anzi, si è sedimentato generazione dopo generazione fino a diventare qualcosa di quasi mitologico. E oggi quel sogno si può toccare.

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Ma questa finale è anche la storia di due calciatori che incarnano perfettamente le rispettive città. Due leader che non indossano semplicemente una casacca, ma rappresentano una comunità. Da una parte Matteo Pessina, dall’altra Pietro Iemmello. Monzese doc contro catanzarese doc. Campione d’Europa con l’Italia nel 2021 contro capitano del popolo giallorosso.

Matteo Pessina è il volto perfetto del Monza. Nato in Brianza nel 1997, cresciuto proprio nel vivaio biancorosso, ha costruito una carriera importante passando per Milan, Como, Spezia, Verona e soprattutto Atalanta, dove si è consacrato definitivamente tra Serie A, Champions League e grandi palcoscenici. Con la Nazionale ha toccato il punto più alto possibile, laureandosi campione d’Europa nel 2021 con l’Italia di Roberto Mancini, lasciando anche la firma con gol pesanti nella cavalcata azzurra. Centrocampista moderno, intelligente tatticamente, bravo negli inserimenti e prezioso nel lavoro senza palla, Pessina rappresenta il calcio dell’organizzazione, dell’esperienza e della leadership costruita ad alto livello.

Dall’altra parte, però, c’è una storia che va oltre il professionismo. Si scrive Iemmello, si legge Catanzaro. Non è una semplice relazione tra un calciatore e la sua squadra, ma una delle storie d’amore più intense del calcio italiano. Pietro Iemmello è catanzarese doc, tifoso prima ancora che bomber. “Re Pietro” ha iniziato a rincorrere un pallone sull’arenile, poi nel quartiere Lido, crescendo con il Catanzaro dentro e frequentando già da ragazzino la Curva Ovest del Ceravolo. Prima tifoso, poi uomo simbolo. La carriera lo aveva portato lontano. Le giovanili della Fiorentina, i gol in Serie A, la doppietta all’Inter con la maglia del Sassuolo, la rete al Milan con il Benevento, le stagioni prolifiche con Foggia e Perugia. Ma il pensiero era sempre lì, nella sua città, mentre il Catanzaro navigava nel limbo della Serie C. Quando nel gennaio 2022 il presidente Floriano Noto lo riportò a casa, sembrava una scelta romantica, quasi nostalgica. È diventata molto di più.

Iemmello si è ripreso il Catanzaro e il Catanzaro si è ripreso lui. Da possibile profeta mancato in patria a leader assoluto. Ha conquistato fiducia, la fascia di capitano e l’amore definitivo della tifoseria. A suon di gol ha trascinato le Aquile dalla Serie C alla Serie B, firmando derby, record e playoff. Oggi è molto più di un attaccante. È il simbolo di una città. Un ultras prestato al campo.

Ed è proprio qui che questa finale trova il suo significato più autentico. Perché non è solo il confronto tra due squadre, ma tra due idee di calcio. Da una parte il Monza delle risorse, della struttura, dell’ambizione costruita. Dall’altra il Catanzaro della pelle, della memoria, dell’appartenenza. Sulla carta sembra una lotta impari. Davide contro Golia, appunto. Ma il calcio continua a conservare la sua magia più antica che si traduce nella possibilità che l’improbabile diventi reale. Domani sera, dentro un Ceravolo infuocato, Catanzaro proverà a fare il primo passo e a lanciare la sua fionda. Per sé, per la Calabria, o almeno una parte di essa, per un sogno che da oltre quarant’anni aspetta di tornare realtà.