«Ci sarà un giudice a Berlino», il calabrese Rocca aveva previsto tutto: ora spunta il “circolino” e il codice Var
Dalla lettera del 2025 del guardalinee di Pizzo alle nuove rivelazioni: una fonte parla di oltre venti arbitri nel “circolino” vicino a Gianluca Rocchi, con suggerimenti al Var riservati agli “amici”. Nel mirino degli inquirenti anche il sistema dei segnali e i contatti tra giacchette nere e club
Il punto di partenza resta quella lettera. Un documento che nel maggio 2025 aveva acceso i primi riflettori su un sistema oggi al centro di una delle inchieste più delicate del calcio italiano. A firmarla era l’ex assistente calabrese di Pizzo Domenico Rocca, che denunciava «l’utilizzo parziale delle votazioni», «l’assenza di criterio nelle designazioni» e «l’alterazione della corretta concorrenza». Un esposto archiviato all’epoca, ma che oggi viene considerato l’atto zero del caso arbitri.
Le indagini della Procura di Milano, che coinvolgono il designatore Gianluca Rocchi – autosospesosi per difendersi dalle accuse di concorso in frode sportiva – e il supervisore Var Andrea Gervasoni, sembrano infatti muoversi proprio lungo quella traiettoria. Secondo quanto riportato da la Repubblica, il quadro investigativo evidenzierebbe una rete di contatti “fittissima”, con interlocuzioni frequenti tra Rocchi e dirigenti di circa 29 club tra Serie A e Serie B.
Rapporti ora al vaglio degli inquirenti per verificare se abbiano oltrepassato i limiti della comunicazione istituzionale. Il quotidiano parla anche di un possibile metodo informale, soprannominato “Gioca Jouer”, attraverso cui sarebbero circolati segnali e messaggi in grado di incidere sulle decisioni arbitrali e sul sistema Var. L’analisi di intercettazioni e tabulati telefonici dei primi mesi del 2025 starebbe approfondendo natura e frequenza di questi contatti.
A questo quadro si aggiungono le rivelazioni delle ultime ore raccolte dall’AGI. Una fonte anonima del mondo arbitrale, ascoltata per sei ore dal pubblico ministero Maurizio Ascione, parla di un vero e proprio gruppo ristretto: «Quelli del “circolino” di Rocchi erano più di una ventina». Secondo il testimone, esisterebbe un «codice dei segni» utilizzato nella sala Var di Lissone, ma i suggerimenti «erano rivolti solo agli amici».
«Chi non si piegava a questo metodo veniva esautorato», afferma la fonte, descrivendo un clima di «totale ribellione sotto traccia» da parte di una parte del gruppo. A girarsi verso la vetrata, secondo il racconto, «erano solo quelli che sapevano di ricevere delle dritte». Un sistema che, nelle parole del testimone, avrebbe portato a una «alterazione del campionato», pur rimettendo alla magistratura ogni valutazione.
Elementi che richiamano da vicino quanto già denunciato da Rocca nella sua lettera: «Se non tutti vengono valutati sullo stesso numero di gare, è evidente l’alterazione della media numerica», scriveva, mettendo in discussione la trasparenza delle graduatorie. E ancora, il riferimento a possibili interferenze dalla sala Var, con Rocchi che «si alza per bussare sul vetro» per richiamare l’attenzione degli addetti.
Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti anche quella di un sistema di “gradimento” tra arbitri, capace di influire sulle designazioni e, indirettamente, sull’andamento delle partite. Sul fronte sportivo, la Procura Figc guidata da Giuseppe Chinè ha già acquisito gli atti della magistratura ordinaria: se emergessero pressioni o contatti non consentiti, potrebbero aprirsi procedimenti con conseguenze fino a sanzioni e penalizzazioni.
Rocchi respinge ogni accusa: «Ho sempre agito correttamente». Ma il quadro che emerge – tra la lettera rimasta inascoltata, le ricostruzioni investigative e le nuove testimonianze, continua ad alimentare dubbi profondi sulla gestione dei rapporti tra vertici arbitrali e sistema calcio.
«Ci sarà un giudice a Berlino», scriveva Rocca in chiusura. Una frase che, alla luce dell’inchiesta che continua ad allargarsi, suona come l’origine di un caso destinato a lasciare il segno nel mondo del calcio italiano.