Crisi del calcio italiano, Galasso a LaC: «Investire nei settori giovanili è fondamentale»
VIDEO – Il vicepresidente di Adise sottolinea come la mancanza di attenzione ai vivai penalizzi il sistema calcio, costringendo le società a guardare all’estero per trovare talenti
Il nostro network sta seguendo le ultime ore della finestra del calciomercato invernale all’hotel Sheraton di Milano, punto di riferimento storico per la chiusura delle trattative, raccogliendo l’analisi di Rocco Galasso, vicepresidente dell’Adise (Associazione italiana direttori sportivi).
Un appuntamento – quello del calciomercato – che si rinnova ogni anno e che, come sottolineato da Galasso, rappresenta molto più di una semplice scadenza burocratica: «Direi davvero un tandem importante quello di Adise con la Master Group che consente a questo evento, ormai storico e collaudato, di confermarsi come l’evento sportivo e calcistico più importante dell’anno». Milano, ha spiegato, resta una scelta naturale: «È una città strategica dal punto di vista calcistico, europea e alla confluenza di molte realtà professionistiche. Qui nasce il calciomercato e qui si è sempre consolidato».
Nonostante l’evoluzione tecnologica, il valore del contatto diretto resta centrale: «È vero che oggi i tesseramenti sono telematici, ma il valore del rapporto interpersonale rimane fondamentale in una trattativa. Il calciomercato di Milano dà ancora questa opportunità». Un ruolo chiave, in questo contesto, è svolto anche dai media: «Grazie davvero per il forte risalto che date e per come riuscite a far arrivare le notizie su larga scala».
Ampio spazio, nell’intervista, al ruolo del direttore sportivo nel calcio italiano, distinto da quello dell’allenatore: «In Italia le due figure sono profondamente diverse. Il direttore sportivo non può fare l’allenatore e l’allenatore non può trattare i calciatori». Una figura che oggi ha però assunto una dimensione moderna e manageriale: «Non è più soltanto un conoscitore di calcio o un cercatore di talenti, ma ha una funzione manageriale a 360 gradi, con competenze anche finanziarie e amministrative».
Infine, la riflessione sulla crisi del calcio italiano, legata soprattutto ai settori giovanili: «Il problema reale è che devono funzionare meglio. Le società devono investire di più e credere nei giovani. Se non arrivano ragazzi formati per la prima squadra, siamo costretti a guardare fuori dai nostri confini e questo ci penalizza». Una crisi che si riflette anche sui risultati della Nazionale e sulla dispersione dei talenti: «C’è davvero da rimettere in discussione l’impostazione del sistema calcio, partendo dalla valorizzazione dei nostri giovani».