Da Sydney a Roma, passando per la Calabria: Antonio Arena, il gol di un predestinato: «Voglio essere il più forte possibile»
Origini calabresi per via dei nonni di Taurianova, sedici anni e un gol storico in Coppa Italia contro il Torino: l’attaccante della Roma diventa il più giovane marcatore di sempre tra i professionisti
Sedici anni, una personalità fuori dal comune e una storia che intreccia Australia, Calabria e grande calcio. Antonio Arena ha illuminato la notte dell’Olimpico segnando contro il Torino in Coppa Italia, diventando il più giovane marcatore di sempre in una partita professionistica. Un gol che non arriva per caso, ma che rappresenta l’ennesima tappa di un percorso precoce e sorprendente.
Italo-australiano, nato il 10 febbraio 2009 a Sydney da papà Antonino e mamma Melissa, Arena ha origini calabresi grazie ai nonni paterni di Taurianova, nel Reggino. È lì che affondano le radici di una storia iniziata dall’altra parte del mondo e cresciuta a forza di talento e sacrificio. «Ho sempre e solo giocato a calcio», ha raccontato nei mesi scorsi, sintetizzando una vita scandita dal pallone.
La sua formazione parte dai quartieri di Sydney, tra la Ucchino Football e i Western Sydney Wanderers, fino alla scelta decisiva: tornare in Italia e accettare la proposta del Pescara nel settembre 2023. Una decisione coraggiosa, lontana dai riflettori, che lo porta sui campi della Serie C. Ed è proprio lì che Arena scrive una pagina storica: il 7 marzo dello scorso anno, contro la Lucchese, debutta in Prima Squadra e segna dopo appena otto minuti. Sedici anni e 25 giorni, record assoluto nei professionisti italiani.
La sua carriera sembra seguire una costante sorprendente: il gol all’esordio. Accade in campionato, accade con le Nazionali giovanili e ora anche con la Roma. Prima con l’Australia Under 16, l’11 aprile 2024 a Locarno contro la Svizzera, poi con l’Italia Under 16, in amichevole a Tubize contro il Belgio. «C’erano anche i miei genitori sugli spalti, e hanno reso quel momento ancora più speciale», ha confidato parlando delle emozioni vissute in azzurro. «La maglia azzurra mi suscita sempre delle bellissime emozioni e sono onorato di poterla indossare».
Martedì sera, contro il Torino, un’altra prima volta. Arena entra con la Roma di Gian Piero Gasperini, sente la tensione ma non si lascia condizionare. «È stato un momento bellissimo, mi sentivo un po’ nervoso ma sono entrato e ho pensato solo a giocare», ha spiegato dopo la gara. Il cross di Wesley arriva sul secondo palo, lui attacca lo spazio e colpisce di testa: «È arrivato un bel cross da Wesley sul secondo palo e ho fatto un bel gol».
Un gesto che racconta molto del suo modo di stare in campo: «Mi piace attaccare la profondità, come un attaccante puro», dice Arena, che non nasconde quanto l’impatto con il mondo Roma sia stato formativo. «Ho fatto quattro partite in panchina con Gasperini e qualche allenamento, ma ho già im parato tanto. Ha vinto tante partite e cresciuto tanti giocatori forti». Allenamenti duri, concorrenza di altissimo livello, ma anche un’opportunità unica: «Gli allenamenti con Gasperini sono duri, ma si impara sempre: vedere Dybala, Dovbyk, Ferguson e Soulé aiuta».
Nonostante il clamore mediatico, Arena resta ancorato a una maturità sorprendente per la sua età: «Sono migliorato tanto in sei mesi, ma c’è ancora tanto su cui lavorare. Sono ovviamente contento. Ma come ho già detto, nulla è cambiato». Un concetto ribadito più volte, insieme a un’ambizione chiara: «Voglio continuare a lavorare e spero di proseguire così. Per me non cambia nulla dopo il gol. Io voglio essere il più forte possibile».
Il suo idolo è Ronaldo, il Fenomeno, e il suo percorso sembra guidato da una naturalezza disarmante. Intanto, nel giorno del suo gol in Coppa Italia, a Roma qualcuno ha inevitabilmente pensato a un altro ragazzo prodigio, Francesco Totti, che a 16 anni esordì in giallorosso nel 1993. Destini che si incrociano, storie che si sfiorano.
Troppo presto per bruciare le tappe, ma abbastanza per capire che il calcio italiano ha tra le mani un talento vero. Nato a migliaia di chilometri da Reggio Calabria, cresciuto tra due culture e due Nazionali, Antonio Arena continua a ripetere il suo mantra con semplicità disarmante. Segna, cresce e guarda avanti. Perché, come dice lui stesso, dopo ogni gol «nulla è cambiato». Ma intanto la storia ha già iniziato a scriversi.