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Dal bronzo di Constantini e Mosaner alla “febbre del Curling”: come si comincia davvero, dove si gioca in Italia e quanto costa

Dopo l’oro di Pechino 2022, gli azzurri tornano sul podio a Milano-Cortina con un bronzo che riaccende la curiosità: guida pratica allo sport delle stone

di Luca Arnaù
epa09738501 Stefania Constantini of Italy (L) and Amos Mosaner of Italy during the Curling Mixed Doubles Gold Medal match between Italy and Norway at the Beijing 2022 Olympic Games, Beijing, China, 08 February 2022. EPA/JEROME FAVRE

Il bronzo, a volte, pesa più dell’oro. Perché arriva quando hai appena preso la botta più dura e devi decidere cosa farne: piangerti addosso o risalire sul ghiaccio con la faccia giusta. Stefania Constantini e Amos Mosaner hanno scelto la seconda opzione, e lo si è visto subito. Partita impeccabile degli azzurri, reazione netta dopo la durissima sconfitta in semifinale, nessuno spiraglio lasciato ai britannici: un terzo posto costruito con lucidità, non con rabbia. Dopo l’oro ai Giochi di Pechino 2022, Constantini-Mosaner sono ancora sul podio olimpico. Questa volta non è il gradino più alto, ma è un segnale: il curling italiano non è stato una meteora. E allora, come succede ogni volta che una disciplina «di nicchia» regala un’immagine forte ai Giochi, la domanda si accende da sola: ma il curling, nella vita vera, dove lo fai? Quanto costa? E soprattutto: è davvero uno sport per pochi eletti o si può provare senza vendere un rene (o senza scivolare fino al parcheggio)? La prima sorpresa è che non serve quasi nulla per iniziare.

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A spiegare la porta d’ingresso è Giuseppe Antonucci, consigliere federale con focus sul settore, che la mette giù semplice, quasi disarmante: «Per provare il curling basta rivolgersi a uno dei centri dedicati. Per cominciare basta presentarsi e chiedere: tutta l'attrezzatura viene offerta dai centri, non c'è bisogno di nulla, se non di abbigliamento caldo. Ci sono dei corsi di avvicinamento, delle lezioni di prova aperte a tutti. E non solo ai normodotati, anche a chi è in carrozzina». Tradotto: se l’idea ti frulla in testa, non devi arrivare già “attrezzato”, devi solo arrivare. Poi ci sono gli impianti, cioè la geografia del curling in Italia, che è più concreta di quanto si immagini. Le piste dedicate esclusivamente a questo sport sono sette: Cortina, Cembra, Pinerolo, Brunico, Torino, Bormio, Claut. E ci sono altre tre sedi dove si può giocare anche se gli impianti non sono riservati solo al curling: Varese, Sesto San Giovanni, Chiavenna. Non è un esercito di palazzetti, ma è una rete. Ed è esattamente da lì che passa la crescita: se lo sport esce dalla cartolina olimpica e diventa «abitudine», lo fa perché esistono porte, orari, istruttori e una pista dove entrare davvero. L’altro grande capitolo è l’attrezzatura, che nel curling è iconica e, proprio per questo, spesso fraintesa. La stone, quella «pietra» che sembra un oggetto da museo e invece decide partite e medaglie, è l’investimento più impegnativo. Ma non è una spesa che si scarica sul principiante: riguarda i centri federali, che la forniscono ai giocatori. C’è anche un dettaglio che sembra folklore e invece è sostanza: il monopolio delle stone è della Scozia, e quelle utilizzate ai Giochi arrivano dall’isola vulcanica di Ailsa Craig. Sono di microgranito e pesano tra i 17 e i 20 chili. Il costo, per ogni stone, va dai 200 ai 400 euro. Sì, costa. Ma è un costo di struttura, non il primo ostacolo per chi vuole provare. Poi c’è la scopa, l’oggetto che ha trasformato il curling nel meme più facile del pianeta e, insieme, nell’equivoco più grande.

Nel mondo olimpico le scopette sono un attrezzo tecnico e regolato, non un accessorio scenico. Antonucci lo chiarisce con precisione: «Le scopette di chi è all'Olimpiade costano 80 euro, ma prima di averne bisogno passano anni, per la base o i primi anni non è certo necessario. Le regole sono cambiate: l'impugnatura deve essere liscia, il panno sotto deve avere caratteristiche precise». Quindi sì, a un certo livello la scopa conta eccome. Ma se sei alla prima lezione, il curling non ti chiede una carta di credito: ti chiede solo di capire cosa stai facendo. E poi arrivano loro, le scarpe, che sono la vera firma del curler. Non perché siano «belle», ma perché sono strane, asimmetriche, e servono a una cosa sola: controllare il corpo sul ghiaccio. Una scivola, l’altra frena. Sono fondamentali per non perdere l’equilibrio e per avere la velocità utile sia nel lancio della stone sia nella spazzata. «Quelle degli atleti olimpici costano da 200 a 300 euro. Ma anche qui sono necessarie solo ad alto livello. Per i principianti basta un panno da mettere sotto le scarpe a mo' di pattina», spiega ancora Antonucci. In pratica: prima impari il gesto, poi, se ti prende davvero, inizi a raffinare l’attrezzo. E non il contrario. A completare l’equipaggiamento ci sono i guanti, intorno ai 30 euro, e c’è anche chi usa un cronometro: non indispensabile per chi comincia, ma ormai parte del metodo per chi gioca sul serio. Fin qui la parte «pratica». Ma il curling, per crescere, ha bisogno anche di numeri, e i numeri italiani oggi raccontano un movimento piccolo ma definito. I tesserati in Italia sono 404, con 103 donne e 301 uomini. Nel settore giovanile, tra Esordienti, Ragazzi e Junior, ci sono oltre cento atleti. Poi ci sono i senior e gli Over 50, oltre 250, più 27 non agonisti. E qui c’è un dato che suona come campanello: l’Italia ha registrato un boom di iscrizioni al Mondiale Over50 2026, con più di 50 squadre partecipanti. Dodici i titoli italiani a cui si può aspirare, dagli Assoluti maschile e femminile fino alle categorie giovanili e ai tornei misti. Non è solo «sport olimpico da guardare»: è un sistema di gare e percorsi in cui puoi entrare, restare, migliorare.

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E infatti, l’ultimo tassello è il progetto che prova ad allargare la base: Curling@School, finanziato da Sport&Salute, con centinaia di ragazzi portati in pista in orario scolastico per spiegazione e prova della disciplina. Negli ultimi dieci anni, gli investimenti federali sono saliti da 150 a 600 mila euro, con l’obiettivo di essere competitivi a Milano-Cortina. Constantini e Mosaner, con l’oro del 2022, hanno accelerato i tempi. Con questo bronzo, hanno fatto qualcosa di diverso: hanno riaperto la porta della curiosità. E se la domanda è «voglio diventare curler?», la risposta più onesta è anche la più semplice: non è così difficile cominciare. La difficoltà vera arriva dopo, quando capisci che dietro quella pietra che scivola e quelle scope che sembrano un gioco c’è una disciplina di precisione, nervi e geometria. E che il ghiaccio, se lo rispetti, ti restituisce sempre qualcosa. Anche un bronzo che, in certi giorni, sembra oro.

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