Daniele Lavia, il ritorno in azzurro: «Sono calabrese, sono terrone e voglio vincere l’Europeo»
Il pallavolista, nato a Cariati e cresciuto tra Rossano e Corigliano è pronto per la sfida europea contro la Svezia dopo il lungo stop per infortunio: «La squadra è l’obiettivo, ora posso riprendere ciò che ho perso»
Sei mesi lontano dal campo, due operazioni alla mano, una riabilitazione lunga e difficile e adesso il ritorno con la maglia azzurra. Daniele Lavia è pronto a riprendersi il suo posto nell'Italia della pallavolo e alla vigilia dell'esordio agli Europei, domani contro la Svezia a Napoli, non nasconde la voglia di tornare protagonista: «Tutti lo vogliamo vincere, ma forse io un po' di più», dice il pallavolista calabrese, nato a Cariati e cresciuto tra Rossano, in un'intervista rilasciata a Repubblica. Una frase che racconta bene la fame di Lavia, costretto a saltare una parte importante del percorso azzurro e ora deciso a recuperare il tempo perduto: «Dopo quel che è successo tornare a vestire questi colori è emozionante – dice a Repubblica il pallavolista calabrese – . C'è ancora da lavorare, stare fermi sei mesi è dura, però non ci tiriamo indietro».
L'infortunio, del resto, non è stato uno scherzo: frattura scomposta dell'anulare e del mignolo, con quest'ultima addirittura esposta e pluriframmentaria, e due interventi chirurgici consecutivi. La riabilitazione è terminata, ma il segno è rimasto. «Non ho ripreso la piena funzionalità del mignolo – dice – e non credo che tornerà a muoversi, quindi sono costretto ad abituarmi a questa realtà. Anzi, sono già abituato». Una limitazione che però non sembra aver intaccato la sua arma migliore. Alla domanda sulla schiacciata, Lavia risponde secco: «Nessuna conseguenza».
Il pallavolista di Rossano vuole dunque trasformare il ritorno in una nuova sfida, quasi un'impresa personale. «Nel mio piccolo sì», dice quando gli viene chiesto se vuole fare qualcosa di simile a Federica Brignone, anche lei protagonista di un grande ritorno dopo un infortunio. Alle spalle ci sono mesi difficili, ma anche ricordi che Lavia conserva con particolare emozione. Come quelli del Mondiale di Manila, vinto dall'Italia, con i compagni che gli dedicarono il successo dopo il suo infortunio e Simone Giannelli sul podio con la sua maglia. «Quella maglia ha fatto la storia, adesso la conserva la Federazione. Si è visto cosa stavamo provando Simone e io. Siamo sempre stati uniti, la squadra è l'obiettivo e tutti ci mettiamo a disposizione dell'obiettivo indipendentemente da quel che può succedere. Io ho sempre fatto parte della squadra, e ora ho la possibilità di riprendere quel che ho perso».
È lo stesso spirito che accompagna il gruppo azzurro attraverso il simbolo di Yoda e di Star Wars. «La forza è sempre con loro», spiega Lavia, ricordando il video proposto dal pedagogista Giuliano Bergamaschi con la celebre scena de L'Impero colpisce ancora e la frase “Fare o non fare. Non c'è provare”. «Il video ce l'abbiamo bene in mente, da tempo, non c'è bisogno di rivederlo altre volte», racconta. Yoda, insomma, è ancora lì, insieme alla squadra. Ora però bisogna pensare al campo. L'esordio contro la Svezia sarà particolare anche per la location: si gioca all'aperto, a Piazza del Plebiscito, con l'incognita del maltempo. «Ma no, restiamo positivi – dice Lavia –. Sarà complicato giocare, perché non siamo abituati all'aperto, con tutti i punti di riferimento cambiati. Ma sarà un evento incredibile che cercheremo di sfruttare il più possibile».
E in vista della partita non manca il lato più personale e scaramantico del campione calabrese. C'è ancora spazio per la musica e per quella “Avrai” di Claudio Baglioni che lo accompagna fin da bambino, anche se non prima delle partite. «Non è il tipo di canzone che ti carica. Alla vigilia però, niente trap o rap, per carità». La vecchia abitudine delle tre canzoni nel prepartita è invece un po' cambiata: «Sto diventando grande. Ma resto scaramantico, da buon calabrese, da buon terrone». Quando l'intervistatore gli fa notare che la parola terrone “non si dice”, Lavia sorride e ribatte: «Ma io posso, perché lo sono».
E la Calabria torna inevitabilmente protagonista quando gli viene chiesto se sia cosentino di Rossano, Cariati o Corigliano: «Sono nato a Cariati, poi Rossano e Corigliano dove ho giocato il derby della mia infanzia si sono unite e ora sono un unico paese». Una terra che Lavia ha portato con sé anche nei momenti più incredibili della sua carriera, come quel set da record mondiale giocato a Reggio Calabria contro la Germania e concluso 64-66: «Sono andato avanti per inerzia, a un certo punto ho scollegato tutto, non ce la facevo più. Un set spero mai più replicabile. Abbiamo fatto la storia, e ne avrei fatto volentieri a meno».
Una maratona pallavolistica che però racchiude perfettamente lo spirito che Lavia vuole ritrovare anche in questo Europeo: resistere, combattere, non mollare. Perché dopo sei mesi lontano dal campo, il suo ritorno in azzurro non è soltanto una convocazione. È una rivincita sportiva. E allora domani, contro la Svezia, Daniele Lavia tornerà a saltare per l'Italia. Con una mano che non è più quella di prima, ma con la stessa voglia di vincere: «Tutti lo vogliamo vincere, ma forse io un po' di più».