✕
Sezioni
Edizioni locali
04/10/2026 ore 23.16
Sport

Gattuso parla della sua malattia e si commuove ricordando la sorella Francesca: «Pagherei tutto per passare un'ora con lei»

Dal dolore per la perdita della sorella alla battaglia quotidiana contro la miastenia oculare. Il tecnico calabrese si racconta al Festival dello Sport di Trento: «L'importante è guardare avanti finché Dio ci dà la forza di continuare»

di Francesco Roberto Spina
Martina Massetti - Archivio Ufficio Stampa PAT

Ci sono battaglie che non si combattono su un campo di calcio e sconfitte che nemmeno una Coppa del Mondo può cancellare. Gennaro Gattuso lo sa bene. Lui, che della determinazione e dello spirito di sacrificio ha fatto i tratti distintivi della propria carriera – fino a guadagnarsi il soprannome di Ringhio –,  questa volta ha messo da parte il carattere da combattente per raccontare le ferite più profonde della sua vita. Quelle lasciate dalla scomparsa della sorella Francesca e da una malattia autoimmune con la quale convive da quindici anni. 

Nell'ultima giornata del Festival dello Sport 2026, a Trento, l'allenatore di Corigliano Rossano, originario del borgo marinaro di Schiavonea, si è raccontato davanti al pubblico del Teatro Sociale. Un incontro durante il quale l'ex centrocampista del Milan e campione del mondo del 2006 ha ripercorso la propria carriera, soffermandosi soprattutto sulle difficoltà affrontate lontano dai riflettori. Oggi sulla panchina della Lazio, dopo la difficile esperienza alla guida della Nazionale italiana, Gattuso ha ritrovato entusiasmo e risultati. I biancocelesti hanno conquistato 13 punti nelle prime cinque giornate di campionato, ma sul palco di Trento il calcio è passato inevitabilmente in secondo piano.

Sul palco, dialogando con il giornalista e scrittore Luigi Garlando, Gattuso ha ricordato la sorella Francesca, scomparsa sei anni fa, a soli 37 anni. Una perdita che continua ad accompagnarlo e che il tempo non è riuscito ad attenuare: «Ho perso una sorella sei anni fa, era molto giovane, non riesco a sognarla, non puoi capire: pagherei tutto quello che ho per passare un'ora con lei, mi manca». Un dolore che coinvolge inevitabilmente anche i suoi genitori, ai quali il tecnico ha rivolto un pensiero: «Ho la fortuna di avere ancora mamma e papà. Penso anche a loro: non si è mai preparati che un figlio possa andare via prima di te».

Non soltanto il dolore per la morte della sorella. Gattuso ha affrontato pubblicamente anche un altro capitolo delicato della propria vita: la miastenia oculare, una malattia autoimmune che lo ha costretto ad abbandonare il calcio giocato a 34 anni e che ancora oggi condiziona la sua quotidianità: «Da 15 anni faccio uso di cortisone – ha detto il tecnico calabrese –, se non faccio uso di cortisone mi viene la diplopia, cioè che non vedo in maniera corretta». Una condizione con la quale l'ex centrocampista rossonero ha imparato a convivere: «C'è gente che con la mia stessa malattia sta 4-5 mesi a letto, non riesce a muoversi. Ho sempre pensato: "Pensa se mi avessero detto che avevo 5 mesi di vita rimanenti". Quindi l'ho accettata, ci lavoro, sono più forte della malattia».

L'allenatore ha raccontato anche quanto la patologia abbia cambiato le sue abitudini: «Però mi costa: fare uso di cortisone tutti i giorni non è facile. Sono quasi 7 anni che non bevo nessun alcolico, con il cortisone ho chiuso la bocca». Per il tecnico, la fede rappresenta una risorsa fondamentale per affrontare tutto questo: «Si va avanti perché c'è sempre di peggio nella vita, l'importante è guardare avanti finché Dio ci dà la forza di continuare».