«Giustizia per Denis», il messaggio del Bocale nel match in casa della DB Rossoblù Luzzi
In vista della sfida, il club reggino rinnova la vicinanza alla famiglia Bergamini, trasformando il match di Eccellenza in un momento di memoria. Cogliandro: «Ricordiamo i valori che lo sport può trasmettere»
In occasione del match, valido per la ventesima giornata del campionato di Eccellenza, tra DB Rossoblù Luzzi e Bocale, è proprio la compagine reggina, in vista della trasferta, ad aver voluto lanciare un messaggio forte e significativo. I biancorossi, che faranno visita alla squadra che porta il nome in memoria di Denis Bergamini, ribadiscono con forza la richiesta di giustizia e un impegno che resta vivo: lungo e lento, ma che non ha ancora spento la speranza.
La vicinanza del patron Cogliandro
Ancora una volta emerge lo stile del presidente del Bocale, Filippo Cogliandro, che da anni, attraverso lo sport, porta avanti con coerenza i valori dell’impegno sociale e della solidarietà: «Questa partita è un’occasione importante per ricordare Denis Bergamini e per chiedere giustizia a gran voce. Il Bocale non è solo calcio. Può sembrare strano vedere un club affrontare anche tematiche di questo tipo, ma questo siamo noi. Non perdiamo occasione per ricordare quali sono i valori che lo sport può trasmettere».
Con la presentazione di una locandina speciale recante la scritta “Giustizia per Denis”, il Bocale conferma ulteriormente il proprio impegno sociale, dimostrando come il calcio possa essere veicolo di memoria, dignità e responsabilità. Un gesto che va oltre il semplice risultato sportivo e che vuole rappresentare un sostegno concreto alla famiglia di Denis e a tutte le persone che, da decenni, chiedono risposte.
Il ricordo
Per questo motivo, domenica pomeriggio non sarà soltanto un’occasione di sport, ma anche un momento per ricordare chi non c’è più e attende ancora giustizia. Denis Bergamini, all’epoca centrocampista del Cosenza, venne trovato morto sulla Strada Statale 106 Jonica il 18 novembre 1989, all’età di 27 anni.
Dall’ipotesi iniziale di suicidio si è giunti, negli anni, a quella – provata – di omicidio premeditato, con il corpo gettato sotto un camion per inscenare un incidente. Un mistero che dura da oltre trent’anni, un grido di verità che continua a riecheggiare, sottolineando ancora una volta l’importanza di trasmettere attraverso lo sport valori di giustizia, rispetto e solidarietà.