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17/05/2026 ore 12.01
Sport

Gregorace e l’Isola Capo Rizzuto, salvezza oltre ogni ostacolo: «Non abbiamo mai mollato»

Tra emergenze incredibili, come il portiere schierato in attacco, e una rosa decimata, i giallorossi completano una stagione sofferta ma chiusa con dignità, risultati e valorizzazione dei giovani: «Sfido chiunque a lavorare nelle nostre condizioni»

di Vincenzo Primerano

Come se fossero state mille stagioni in una per l'Isola Capo Rizzuto. La compagine giallorossa ha raggiunta una salvezza tutto sommato tranquilla nel campionato di Eccellenza, ma la salvezza di certo non era l'obiettivo più succulento e i bivi inaspettati, durante l'anno, sono stati troppi e anche tortuosi. Da una gestione societaria che ha fatto degli sbagli a una rosa che, domenica dopo domenica, perdeva inesorabilmente pezzi fino a ridursi all'osso.
Un uomo, mister Saverio Gregorace, che si è trovato al timone di una nave in balìa delle onde. Il pensiero di mollare però non lo ha mai avuto e, anzi, ha continuato contro tutto e tutto, con quella manciata di Over che hanno deciso di stare al suo fianco, portando infine la nave in salvo ma appunto per un suo principio morale e sportivo.

Salvezza tortuosa ma raggiunta

Adesso che è tutto finito, lo stesso tecnico giallorosso può ripercorrere quella che è stata un'annata a tratti surreale: «Eravamo partiti bene - afferma ai microfoni di LaC News24 - basti pensare che alla decima giornata eravamo a quattro punti dalla prima in classifica. In seguito, però, la società ha deciso di fare questo ridimensionamento ma, nonostante ciò, ho continuato con quei cinque/sei Over che sono rimasti al mio fianco e per cercare di portare la squadra alla salvezza senza passare dai playout. Di questo ringrazio il mio staff e i ragazzi che mi sono stati vicini».

Rosa all'osso

Sommando tutto questo, si intuisce come la salvezza assuma i contorni di un traguardo meritato e significativo. A parte questo, nonostante tutto girasse contro, a fine stagione mister Gregorace ha anche regalato la vittoria del Premio Disciplina e la valorizzazione di tanti giovani: «Quando si è in queste situazioni difficoltose, è normale che si deve dare sempre il meglio e la vittoria del Premio Disciplina è sinonimo del fatto che ci siamo concentrati maggiormente sul calcio che sui fatti esterni che stavano accadendo intorno a noi».
Una rosa ridotta all'osso, con giocatori contati e scelte forzate, basti pensare al portiere Antonino Calandra che, nella fase finale di stagione, per estrema emergenza è stato costretto a giocare in attacco (con la soddisfazione anche dell'assist): «Dal primo di dicembre - continua il tecnico - erano andati via nove giocatori titolari, l'ultimo invece è andato via a gennaio ed è stato Badibanga. Nonostante ciò, non ci siamo fasciati la testa e abbiamo continuato a lavorare, senza dimenticare che eravamo la squadra più giovane del campionato. Sfido chiunque a lavorare nella situazione in cui eravamo noi».
E ancora: «Ogni quindici giorni andava via un calciatore. Allo stesso tempo, però, è stata una sfida con me stesso perché mi sono voluto mettere in gioco anche così. Ringrazio i ragazzi che mi sono stati accanto fino alla fine come Lettieri, Muraca, Ranieri, Cauterucci e qualche altro. Spero di avergli trasmesso qualcosa e gli auguro le migliori fortune».