Il calabrese Rocca fa tremare l’Aia, tre capi di accusa contro Rocchi: «Combinava designazioni per favorire l’Inter»
Dalle designazioni “combinante” alle presunte interferenze in sala Var, il quadro accusatorio si allarga. Tutto prende avvio dalla lettera-denuncia del guardalinee di Pizzo, iscritto alla sezione Aia di Catanzaro
Un’inchiesta che scuote il sistema calcio e riapre interrogativi sulla gestione dell’intera classe arbitrale. Al centro c’è il campionato di Serie A 2024/2025, ma il raggio d’azione degli inquirenti si estende fino a coinvolgere arbitri, federazione e giustizia sportiva. A coordinare le indagini è il pubblico ministero milanese Maurizio Ascione, con un’ipotesi di reato pesante: frode sportiva, la stessa contestazione che vent’anni fa fu al centro dello scandalo Calciopoli.
La vicenda affonda le sue radici nella lettera-denuncia presentata nel maggio 2025 dall’ex assistente arbitrale calabrese di Pizzo, Domenico Rocca e già all’epoca argomento del network LaC. Un esposto che aveva inizialmente acceso i riflettori su presunte anomalie, ma che sul piano sportivo non aveva portato a sviluppi immediati. La Procura federale della Figc, guidata da Giuseppe Chinè, aveva infatti addirittura archiviato il procedimento per insufficienza di elementi, con l’avallo della Procura generale dello sport del Coni.
Oggi, però, l’indagine della Procura di Milano ha riportato alla luce la vicenda, portando all’iscrizione nel registro degli indagati del designatore arbitrale Gianluca Rocchi ma anche il supervisore Var Andrea Gervasoni. Entrambi hanno deciso di autosospendersi. Nell’avviso di garanzia emergono tre capi d’imputazione che delineano un quadro accusatorio dettagliato.
Terremoto arbitri, dopo il designatore Rocchi si autosospende anche GervasoniSono tre i capi d’imputazione per Rocchi nell’avviso di garanzia visionato dall’agenzia AGI. In uno si legge che Rocchi «quale designatore arbitrale dell’Aia, in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di Coppa Italia “combinava” la designazione del direttore di gara per la partita di campionato di Serie A Bologna-Inter (20 aprile 2025) nella persona di Andrea Colombo, siccome “arbitro” gradito alla squadra ospite, l’Inter, impegnata nella lotta alla corsa scudetto, ormai alle battute finali della stagione calcistica».
Nel secondo capo d’imputazione riportato sempre dall’AGI, Rocchi – scrive il pm – «quale designatore in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di andata di Coppa Italia (2 aprile 2025), “combinava” o “schermava” la designazione del direttore di gara Daniele Doveri, ponendolo alla direzione della semifinale del torneo (23 aprile 2025) onde assicurare poi all’Inter direzioni di gara diverse dal “poco gradito” Doveri per la eventuale successiva finale di Coppa Italia e per il resto delle partite del campionato di Serie A» che erano di «maggiore interesse per la squadra milanese».
Infine, il terzo capo d’imputazione è riferito a Udinese-Parma del marzo 2025, quando Rocchi, «in qualità di supervisore Var, in concorso con altre persone, durante lo svolgimento della partita condizionava l’addetto Var Daniele Paterna inducendolo all’On Field Review il direttore di gara Fabio Maresca ai fini dell’assegnazione del calcio di rigore a favore della squadra friulana, sebbene Paterna fosse di diverso avviso».
Un quadro che amplia e supera i confini dell’indagine sportiva avviata nel 2025. All’epoca, la Procura federale aveva raccolto audizioni e verifiche su episodi diversi, tra cui presunte interferenze nella sala Var di Lissone e valutazioni tecniche contestate. Le dichiarazioni dei soggetti coinvolti e l’assenza di riscontri oggettivi avevano portato all’archiviazione del fascicolo, giudicando non sufficienti gli elementi per procedere.
Ora, però, la nuova inchiesta penale introduce elementi differenti e più articolati, tanto da spingere la giustizia sportiva a riaprire il dossier. La Procura federale ha già chiesto gli atti a Milano e, in presenza di nuovi elementi, il procedimento potrà essere riattivato.