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29/05/2026 ore 07.01
Sport

Il Catanzaro e la notte dell’impossibile: a Monza serve l’impresa e crederci non costa nulla

I giallorossi cercano l’impresa dopo il 2-0 dell’andata: difficile, ma non ancora impossibile. La squadra di Aquilani prova a ribaltare i brianzoli per trasformare un sogno in una pagina di storia

di Giampaolo Cristofaro

Ci sono stagioni che si ricordano per i numeri, per le classifiche, per i risultati. E poi ce ne sono altre che restano addosso come una canzone ascoltata troppe volte, come un’estate che non vuoi finisca mai. La stagione del Catanzaro appartiene a questa seconda categoria. Una storia costruita partita dopo partita, tra cadute e rinascite, entusiasmo e sofferenza, fino ad arrivare a quell’ultimo ostacolo chiamato Monza, l’ultima porta da sfondare prima del paradiso della Serie A.

Novanta minuti. Soltanto novanta minuti separano i giallorossi dal sogno più grande. Eppure, mai come stavolta, quei novanta minuti sembrano lunghi una vita intera.

Il 2-0 dell’andata al “Ceravolo” pesa come un macigno. Non tanto per la prestazione, perché il Catanzaro non è stato travolto, non è stato inferiore, non ha smesso di giocare il suo calcio. Anzi. Per lunghi tratti ha tenuto testa a una squadra costruita per tornare immediatamente in Serie A. Ma il calcio, soprattutto a questi livelli, sa essere crudele. Basta un attimo, un episodio, una giocata di qualità e tutto cambia. I gol di Hernani e Caso hanno regalato al Monza un vantaggio enorme, forse persino troppo severo per ciò che si è visto in campo.

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Ora però non c’è più spazio per il rimpianto. Perché il calcio, qualche volta, concede una seconda occasione. E il Catanzaro vuole provare a prendersela.

Certo, recuperare due gol in una finale playoff in trasferta contro una squadra esperta e profonda come il Monza appare quasi impossibile. Servirà una partita perfetta. Servirà coraggio. Servirà lucidità. Servirà anche quel pizzico di follia che accompagna tutte le imprese sportive destinate a rimanere nella memoria collettiva.

Ma se davvero dovesse succedere, allora non sarebbe soltanto una promozione. Sarebbe qualcosa di molto più grande. Sarebbe un racconto destinato a essere tramandato per anni nei bar, nelle case, nelle domeniche pomeriggio passate a parlare di calcio. Sarebbe una di quelle notti che una città intera continuerebbe a raccontare ai figli e ai nipoti.

Perché nessuno, forse, si aspettava che questo Catanzaro arrivasse fin qui. A inizio stagione c’erano dubbi, interrogativi, persino timori. L’arrivo di Alberto Aquilani aveva acceso curiosità ma anche inevitabili perplessità. E invece, settimana dopo settimana, il tecnico giallorosso è riuscito a dare un’anima precisa alla squadra. Un’identità forte. Un calcio coraggioso, moderno, a tratti persino romantico.

Il Catanzaro non ha mai smesso di giocare. Mai smesso di credere nelle proprie idee. Nemmeno nei momenti più difficili. Nemmeno quando sembrava tutto perduto. Lo aveva già dimostrato contro il Palermo, resistendo al ritorno dei rosanero e conquistando una finale che sembrava quasi un premio a una stagione straordinaria.

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E allora perché smettere di crederci proprio adesso?

Forse il bello dello sport sta proprio qui. Nel fatto che alcune imprese sembrano impossibili fino all’istante esatto in cui diventano realtà. Nel fatto che certe partite non si giocano soltanto con le gambe, ma con il cuore, con la memoria, con il peso dei sogni di un’intera città.

A Monza arriveranno migliaia di tifosi giallorossi. Arriveranno con la speranza stretta in mano, con la paura di soffrire ancora e con la voglia di continuare a credere in qualcosa che, comunque vada, ha già restituito orgoglio a un popolo intero.

Perché questa squadra, al di là del risultato finale, ha già vinto qualcosa. Ha riportato entusiasmo. Ha riempito il “Ceravolo”. Ha fatto tornare il Catanzaro al centro del calcio che conta. E soprattutto ha ricordato a tutti che il calcio, prima dei soldi, delle categorie e delle statistiche, resta una questione di emozioni.

Poi certo, il sogno più bello sarebbe completare l’opera. Entrare all’“U-Power Stadium” con il peso del pronostico contro e uscirne con un’impresa da leggenda. Sarebbe il finale perfetto di una storia già meravigliosa.

Difficilissimo, sì. Quasi impossibile, forse.

Ma certe squadre, certe città e certe stagioni insegnano che la parola impossibile, nel calcio, a volte dura soltanto fino al fischio finale.