Sezioni
Edizioni locali
01/05/2026 ore 11.05
Sport

Inchiesta Rocchi, l’ex arbitro calabrese Luciano: «Sistema noto, ma si accetta per fare soldi»

Il punto di vista esterno dell’ex fischietto, di origini vibonese, sulle dinamiche interne all’Aia: «Pochi si ribellano, molti restano in silenzio»

di Vincenzo Primerano

Una nube densa e scura, da alcune settimane, incombe sull’Associazione Italiana Arbitri e sull’intero sistema calcistico nazionale. È ormai di dominio pubblico il caso Rocchi, che ha portato all’apertura della cosiddetta inchiesta sugli arbitri da parte della Procura di Milano: una macchia d’olio che si è rapidamente allargata, coinvolgendo diverse partite e andando oltre l’attuale stagione sportiva.

Inchiesta arbitri, Gervasoni dopo quattro ore di interrogatorio: «Ho chiarito tutto ai magistrati, ora attendo»

La “bufera” è scoppiata con la lettera aperta dell’ex guardalinee Domenico Rocca, di origini calabresi, che ha contestato il sistema di valutazione e le modalità di formazione dei giudizi sugli assistenti arbitrali, basati sulla media tra i voti degli organi tecnici e quelli degli osservatori.

Chi è Giovanni Luciano

Una vicenda che potrebbe incidere profondamente sull’intero sistema, fino a modificarne gli equilibri. A offrire una lettura, seppur esterna, è un altro ex arbitro con trascorsi anche in Serie A e origini vibonesi: Giovanni Luciano.

Luciano ripercorre così la propria carriera: «La mia esperienza inizia nel febbraio 2002, anno in cui divento arbitro. Ho poi scalato tutte le categorie, partendo dalla Terza Categoria, come previsto dal regolamento, che impone di attraversare sia i campionati dilettantistici sia quelli professionistici. Esistono inoltre tempi minimi di permanenza in ciascuna categoria, ma è possibile accelerare il percorso in caso di superamento dei limiti d’età previsti».

«Nelle stagioni 2008/09 e 2009/10 ho arbitrato in Eccellenza e Promozione fuori regione, prima della promozione in Serie D, dove sono rimasto dal 2010 al 2013. In quel periodo ho diretto 49 partite, oltre alla finale scudetto del 25 maggio 2013 tra Ischia e Delta Porto Tolle».

L’esperienza in Serie D apre le porte al professionismo: «Nel luglio 2013 arriva la promozione in Lega Pro, dove resto fino al 2016, collezionando 79 presenze tra Lega Pro, Primavera e Coppa Italia». Il percorso prosegue: «Dal luglio 2017 vengo impiegato come quarto uomo in Serie B, passando poi come assistente arbitrale fino a giugno 2019». Il momento più alto arriva il 20 maggio 2018, con l’esordio in Serie A, nella gara tra Genoa e Torino.

Un punto di vista esterno

Nel 2019 Luciano decide di lasciare l’Aia per scelta personale. Una decisione che non intacca la competenza maturata nel corso degli anni. Ai microfoni di LaC News24, l’ex arbitro prova a spiegare i meccanismi interni: «Sono fuori dal 2019. Tutto è partito dalle dichiarazioni di Domenico Rocca, che conosco, e poi si è sviluppata una vera escalation, anche alla luce delle parole dell’ex arbitro Claudio Gavillucci».

«Il tema è sempre lo stesso: la maggior parte degli arbitri inseriti nel sistema conosce e accetta determinate dinamiche. C’è però anche chi trova la forza di opporsi, come Eugenio Abbattista. A certi livelli incide molto anche l’aspetto economico: un arbitro stabile in Serie A può arrivare a guadagnare tra i 180 e i 220 mila euro annui, senza considerare i gettoni per ogni partita».

Caso Rocchi, quanto guadagnano gli arbitri e gli assistenti e perché il sistema è sotto accusa

E aggiunge: «Sono situazioni che, in parte, sono sempre esistite, anche se oggi l’attenzione mediatica amplifica tutto. Se esistono intercettazioni, emergeranno. Non ci sono però elementi concreti che dimostrino eventuali influenze da parte di società come l’Inter sulle scelte di Rocchi».

Come funzionano le designazioni arbitrali

Luciano spiega infine il meccanismo delle designazioni arbitrali: «Esiste una commissione che gestisce una vera e propria classifica degli arbitri, costruita sulla base delle valutazioni degli osservatori e degli organi tecnici presenti sui campi ogni domenica. L’arbitro viene giudicato con voti che, in caso di prestazione positiva, partono generalmente da 8.40 in su, mentre scendono in caso contrario».

«Anche un singolo errore può incidere pesantemente sulla posizione in classifica, allontanando l’arbitro dalle gare più importanti e relegandolo in secondo piano. Più si scende in graduatoria, meno partite si dirigono. In alcuni casi, chi non viene considerato può percepire disparità di trattamento, alimentando il dibattito sulle designazioni favorevoli o meno».