Italia ai Mondiali 2026, boom di scommesse sul ripescaggio. La delegazione dell’Iran lascia il Congresso Fifa in Canada
La delegazione di Teheran abbandona il vertice di Vancouver dopo tensioni con le autorità locali: cresce l’incertezza sulla partecipazione e crollano le quote sul possibile ripescaggio degli Azzurri
A meno di due mesi dal via della Coppa del Mondo 2026, il 76esimo Congresso Fifa di Vancouver si apre con più interrogativi che certezze. Sono circa 1.600 i delegati arrivati in Canada da oltre 200 federazioni affiliate, chiamati a discutere temi caldi come il conflitto in Medio Oriente, le criticità logistiche del torneo itinerante tra Stati Uniti, Canada e Messico e la posizione della Russia. Ma a catalizzare l’attenzione è soprattutto il caso Iran, diventato nelle ultime ore un vero e proprio intrigo politico-sportivo.
L’assenza della delegazione iraniana pesa come un macigno sui lavori del Congresso. I vertici della Federazione di Teheran hanno infatti lasciato il Paese dopo un duro scontro con le autorità canadesi: al centro, la figura del presidente Mehdi Taj, ritenuto legato alle Guardie della Rivoluzione islamica, organizzazione che Ottawa considera terroristica. Una linea rigida che ha portato al respingimento dei dirigenti, giudicati “inammissibili”, e che di fatto ha aperto una crisi istituzionale senza precedenti.
Un episodio che rischia di avere conseguenze dirette anche sul campo. La partecipazione dell’Iran al Mondiale è ora in forte dubbio, complice anche l’escalation militare iniziata il 28 febbraio con attacchi tra Stati Uniti, Israele e lo stesso Iran. Non solo: la decisione, confermata dall’agenzia Irna, di rinominare la nazionale “Minab 168” potrebbe violare i principi di neutralità imposti dalla Fifa, offrendo a Zurigo un ulteriore appiglio normativo per intervenire.
Il presidente della Fifa Gianni Infantino ha finora mantenuto una linea prudente, ribadendo che l’Iran «giocherà dove previsto dal sorteggio», ma il quadro resta fluido. Sul tavolo ci sono diverse opzioni: dal commissariamento della federazione fino alla soluzione più drastica, l’esclusione dal torneo.
E proprio da questo scenario nasce un’ipotesi che accende il dibattito anche in Italia. Dopo la mancata qualificazione degli Azzurri, il tema di un possibile ripescaggio è tornato improvvisamente d’attualità. Un’idea che, pur smentita ufficialmente, sta trovando spazio anche nel mondo delle scommesse.
I segnali non mancano. A Seattle, una delle città ospitanti, è comparsa nei giorni scorsi la bandiera italiana al posto di quella iraniana in un allestimento legato al gruppo G. Un dettaglio che ha alimentato le speculazioni, spingendo i bookmaker a rivedere drasticamente le quote: il ripescaggio dell’Italia, inizialmente dato a 50, è crollato fino a 5.
Un’eventuale esclusione dell’Iran aprirebbe infatti uno slot proprio nel girone con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. Sullo sfondo, anche indiscrezioni politiche: secondo alcune fonti, emissari vicini all’ex presidente Donald Trump avrebbero suggerito alla Fifa una soluzione alternativa con l’inserimento dell’Italia.
Per ora, però, si resta nel campo delle ipotesi. La sensazione è che il destino dell’Iran – e di riflesso quello degli Azzurri – si deciderà nelle prossime settimane, tra diplomazia internazionale e regolamenti sportivi. Il pallone, ancora una volta, finisce al centro di equilibri ben più grandi del campo.