Italia ai Mondiali 2026, ipotesi ripescaggio al posto dell’Iran: cosa può succedere
L’ipotesi di ripescaggio degli Azzurri al posto dell’Iran riaccende il dibattito. Ecco cosa può accadere e cosa dice il regolamento Fifa
Suggestione, pressione diplomatica, regolamenti da interpretare. E un filo sottilissimo (quasi invisibile) che tiene viva la speranza. Il possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 al posto dell’Iran torna a far discutere, ma resta, allo stato attuale, un’ipotesi più politica che sportiva.
A riaccendere il dibattito è stato Paolo Zampolli, imprenditore italo-americano e inviato del presidente Donald Trump, che al Financial Times ha confermato senza mezzi termini: «Ho suggerito a Trump e a Gianni Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali». Parole che hanno fatto rumore, alimentando un’eco immediata tra tifosi e addetti ai lavori.
L’idea ha il sapore della rivincita romantica. L’Italia, quattro volte campione del mondo, fuori per la terza edizione consecutiva dopo il ko nei playoff, potrebbe rientrare dalla porta di servizio. Una sliding door che ricorda il precedente del 1954, quando gli Azzurri furono invitati al Mondiale svizzero.
Nel caso – tutt’altro che scontato – di un ritiro iraniano, l’Italia sarebbe la nazionale meglio piazzata nel ranking FIFA tra le escluse. Tradotto: prima candidata al subentro. Scenario che la vedrebbe inserita nel Gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, con esordio ipotizzato il 16 giugno.
Tutto passa da Teheran
Tutto ruota però attorno alla posizione dell’Iran, qualificato sul campo ma alle prese con una situazione geopolitica complessa che coinvolge direttamente gli Stati Uniti, uno dei Paesi ospitanti. Le autorità iraniane hanno più volte sottolineato come la partecipazione della nazionale dipenda dalle garanzie di sicurezza per giocatori e staff, mentre restano sullo sfondo dichiarazioni contrastanti tra apertura e forte scetticismo. Il ministro dello Sport iraniano ha evidenziato criticità legate al contesto internazionale, pur senza chiudere definitivamente alla presenza al torneo, e nel frattempo la squadra ha programmato la preparazione con un ritiro in Turchia, segnale di una volontà almeno formale di esserci. Non sono mancate neppure ipotesi alternative, come la richiesta di disputare le partite fuori dal territorio statunitense, soluzione però difficilmente praticabile per ragioni organizzative e logistiche.
A complicare ulteriormente il quadro c’è anche l’aspetto regolamentare ed economico: un eventuale ritiro a ridosso dell’inizio del torneo comporterebbe sanzioni pesanti da parte della FIFA, con una multa minima di 500mila franchi svizzeri, fattore che rappresenta un deterrente concreto per qualsiasi decisione drastica. Sul piano normativo, il regolamento della Coppa del Mondo lascia comunque ampia discrezionalità alla FIFA, che in caso di forfait di una squadra può decidere autonomamente come intervenire, scegliendo se nominare direttamente una nazionale sostitutiva oppure organizzare uno spareggio tra selezioni non qualificate. Non esiste quindi un automatismo che garantisca il ripescaggio dell’Italia, anche se il peso storico, il ranking e l’appeal mediatico rappresenterebbero elementi a favore della candidatura azzurra.
Dal quartier generale della FIFA, intanto, non arrivano commenti ufficiali alle parole di Zampolli, mentre lo stesso Infantino ha più volte ribadito nelle ultime settimane la partecipazione regolare dell’Iran al Mondiale, incontrando anche la delegazione asiatica in occasione di eventi istituzionali. Un atteggiamento prudente che conferma come, almeno allo stato attuale, non esistano segnali concreti di un cambio di scenario imminente. Lo stesso Zampolli, peraltro, non è nuovo a uscite di questo tipo, avendo già avanzato proposte simili in passato, elemento che contribuisce a collocare la vicenda anche su un piano politico e mediatico oltre che sportivo.
La realtà, dunque, racconta di una possibilità remota ma non completamente nulla, legata a variabili esterne che sfuggono al controllo del campo. L’Italia, esclusa per la terza volta consecutiva dalla fase finale, resta spettatrice interessata di una situazione in evoluzione, consapevole che un eventuale spiraglio passerebbe esclusivamente da decisioni politiche e da una scelta drastica dell’Iran.
In definitiva, la fotografia è chiara: possibilità concreta, oggi, molto bassa. Ma non nulla. Tutto dipenderà dalle scelte di Teheran e da eventuali sviluppi geopolitici nelle prossime settimane. Per l’Italia resta una speranza appesa a eventi esterni, lontani dal campo. Un assist inatteso, che avrebbe il sapore di un recupero al 90’, ma che per ora resta confinato nel territorio delle ipotesi. Nel calcio, però, si sa: finché il fischio finale non arriva, anche l’impossibile può trovare spazio. Anche se, questa volta, il pallone è nelle mani della politica.