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01/08/2026 ore 13.00
Sport

La Calabria riabbraccia Egidio Marchese, festa ad Acri per il capitano azzurro del wheelchair curling

Il Comune consegna una targa al campione paralimpico. Capalbo: «La tua determinazione dimostra che nessuna barriera è troppo alta». Marchese: «La Calabria è la mia radice»

di Francesco Roberto Spina

Un ritorno alle radici accompagnato dall'affetto di un'intera comunità. Egidio Marchese, storico capitano della Nazionale italiana di wheelchair curling e originario di Sorbo, frazione del comune di Acri, è stato accolto ieri sera dai suoi concittadini nel corso dei festeggiamenti organizzati dall'associazione “Il Sassolino”, da 22 anni punto di riferimento della contrada. Una serata di festa che si è trasformata in un grande omaggio alla storia umana e sportiva dell'atleta acrese, protagonista quest'anno con la maglia azzurra ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026.

Marchese, nato ad Acri il 28 novembre 1968 e da anni residente ad Aosta, ha guidato da skip la squadra mista italiana di curling in carrozzina. Per lui quella di Milano-Cortina ha rappresentato la terza esperienza ai Giochi dopo Torino e Vancouver. A sottolineare il valore del suo percorso è stato anche il sindaco di Acri, Pino Capalbo, che nel corso della serata ha consegnato a Marchese una targa speciale a nome della comunità.

«Una comunità in festa per Egidio Marchese», ha scritto il primo cittadino in un post dedicato all'iniziativa. «Ieri sera a contrada Sorbo abbiamo consegnato una targa speciale a Egidio Marchese. Campione in tre Paralimpiadi, Torino, Vancouver e Milano-Cortina, e Ufficiale della Repubblica, Egidio è un gigante dello sport e dell'inclusione con il progetto Disval». Capalbo ha quindi voluto rimarcare soprattutto il messaggio che la storia dell'atleta acrese riesce a trasmettere: «Grazie Egidio, la tua determinazione dimostra che nessuna barriera è troppo alta».

Marchese non ha mai reciso il legame con Sorbo, dove vivono ancora parenti e amici e dove torna periodicamente. Un rapporto profondo con la sua terra che aveva raccontato anche nello scorso mese di marzo, alla vigilia delle Paralimpiadi, in un'intervista rilasciata a LaC News24: «Da anni vivo in Valle d'Aosta, ma il Dna è quello di un calabrese – aveva detto Marchese –: testone, testardo, determinato. La Calabria è la mia radice, il posto che non si stacca mai dal cuore».

Egidio Marchese porta la Calabria sul ghiaccio di Milano-Cortina: «Spero che la mia terra faccia il tifo per noi»

Parole che hanno assunto un significato ancora più particolare nel corso della serata di Sorbo, quando il campione ha potuto ricevere direttamente l'affetto della sua comunità d'origine. Alla manifestazione ha partecipato anche l'associazione “Raggio di Sole” con i ragazzi del centro diurno “Pierino Tricarico”. Nel corso dell'iniziativa è stata consegnata a Marchese una tela con dedica a nome dell'intera associazione.

Momenti di commozione hanno accompagnato l'incontro tra l'atleta e i ragazzi del centro. Marchese è stato inoltre invitato a visitare la sede dell'associazione “Raggio di Sole”, che intende conferirgli la carica di socio onorario. Un invito accolto con entusiasmo dal capitano azzurro, felice di conoscere più da vicino una realtà acrese impegnata quotidianamente nel sociale e nell'inclusione. La storia di Marchese è segnata da un grave incidente che, circa trent'anni fa, gli ha tolto l'uso delle gambe. Una vicenda che non gli ha impedito di costruire una lunga carriera sportiva e di diventare uno dei pionieri italiani del wheelchair curling.

Già protagonista ai Giochi di Torino, Marchese aveva raccontato a LaC l'emozione di poter disputare, vent'anni dopo, un'altra Paralimpiade in Italia. «Vivere il ritorno di una Paralimpiade in Italia è qualcosa di unico, è fantastico. Vedere amici, parenti e il pubblico che ci acclama è qualcosa che capita forse una volta nella vita e io sono contento che sia capitato a me». Nel curling in carrozzina lo skip rappresenta il riferimento tecnico e strategico della formazione e Marchese aveva spiegato di affrontare quel ruolo facendo affidamento soprattutto sull'esperienza: «Cerco di arrivarci con la testa libera e con la consapevolezza che l'ultimo tiro può cambiare l'esito della partita. È una responsabilità unica, ma l'esperienza accumulata negli anni mi permette di affrontarla con determinazione». Dopo Vancouver 2010, l'Italia non era riuscita a qualificarsi per tre edizioni consecutive dei Giochi. Il ritorno a Milano-Cortina è stato quindi il risultato di un percorso lungo e complesso. Il suo impegno, però, non si limita allo sport agonistico. Marchese è presidente della Disval, l'associazione Disabili Sportivi Valdostani, ed è impegnato da anni nella promozione dell'attività sportiva accessibile alle persone con disabilità. Ha contribuito anche alla nascita di una palestra accessibile, con l'obiettivo di consentire a tutti di allenarsi e praticare sport. Un'attività sociale e sportiva per la quale nel 2020 è stato insignito dal Presidente della Repubblica del titolo di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Proprio la capacità dello sport di creare opportunità era stata al centro dell'intervista rilasciata prima dei Giochi: «La medaglia è il sogno, ma ci sono valori che restano dentro: la possibilità di organizzare attività sportive per persone con disabilità, dare visibilità e aprire opportunità. Se io ce l'ho fatta, tutti possono vivere questa esperienza». A Sorbo quelle parole hanno trovato una dimensione concreta nell'abbraccio della comunità, nei riconoscimenti ricevuti e nell'incontro con i ragazzi del centro diurno. «Fate il tifo per noi, fateci sentire il calore della mia terra», aveva chiesto Marchese prima delle Paralimpiadi rivolgendosi ai calabresi. A distanza di pochi mesi, nella sua Sorbo, quel calore lo ha trovato ad aspettarlo.