«Negro di m...», insulti razzisti e festa rovinata per il Praiatortora contro la Reggioravagnese
Le offese rivolte a Amarildo Leirosa da una donna al termine della partita di Eccellenza non restano senza risposta: la squadra tirrenica pubblica un video con versi di Gianni Rodari per promuovere valori di civiltà, educazione e rispetto nello sport
Domenica scorsa si è giocata la sfida Reggioravagnese-Praiatortora, ventesima giornata del campionato di Eccellenza calabrese: nei minuti finali del match il portiere della capolsita Praiatortora, Ivan Piccioni, segna un gol da 70 metri e regala alla sua squadra tirrenica una vittoria importante per mantenere il vantaggio (+8) sul secondo posto. Una prodezza che avrebbe potuto essere la fotografia della giornata, ma che in parte viene offuscata da un episodio di razzismo che arriva dagli spalti del “Longhi Bocetto”.
Dopo il triplice fischio, una donna ha iniziato a inveire contro i calciatori del Praiatortora, prima prendendo di mira il capitano Angelo Petrone, poi apostrofando il brasiliano Amarildo Leirosa come «negro di m». Parole urlate e rivendicate persino davanti alle telecamere che in quel momento stavano riprendendo la partita: «Riprendetemi pure, non ho problemi». Il punto cruciale è qui. Non è la telecamera, non è il clamore sui social: il problema è culturale.
Il razzismo che emerge nei campionati dilettantistici (e non solo) è forse il più inquietante, perché nasce in contesti che dovrebbero essere familiari, educativi, popolari. Campi di periferia dove giocano soprattutto ragazzi che lo fanno per passione e che sognano di diventare professionisti, dove sugli spalti siedono genitori, amici, bambini. E invece, ancora una volta, lo stadio diventa luogo di sfogo, forse esclusivamente per una frustrazione che nulla ha a che vedere con il calcio.
La risposta del Praiatortora è arrivata in maniera semplice e allo stesso tempo diretta. Nessun insulto restituito ma solo cultura, poesia e un messaggio di inclusione e tanto senso civico. In un video diffuso sui canali social del club cosentino, alcuni calciatori – con in testa Petrone – hanno recitato versi di Gianni Rodari: «Pelle Bianca come la cera. Pelle Nera come la sera. Pelle Arancione come il sole. Pelle Gialla come il limone, tanti colori come i fiori. Di nessuno puoi farne a meno per disegnare l’arcobaleno. Chi un sol colore amerà un cuore grigio sempre avrà».
Il video del Praiatortora si chiude con un messaggio: «La diversità è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità. Respect».
Quanto accaduto a Reggio durante la sfida di Eccellenza non è un caso isolato nell’ultima settimana. Anche nello sport indoor, il razzismo ha fatto capolino pochi giorni prima, durante una gara di Serie C Unica di basket tra Gela Basket e Dierre Basket Reggio Calabria. Un collaboratore presente tra il pubblico ha rivolto un insulto razziale al giocatore reggino Elias Donati, trasformando un momento di sport in una scena indegna. Il Gela Basket ha risposto ufficialmente, chiarendo che si trattava di un gesto imprevedibile di un singolo spettatore, non di un dirigente, e che la società condanna fermamente ogni forma di discriminazione. La società siciliana ha sottolineato come gli atleti e lo staff di entrambe le formazioni abbiano dato un esempio straordinario di fair play, suscitando anche un applauso spontaneo dalla tribuna, e che il collaboratore ha manifestato rincrescimento personale verso atleta e squadra ospite. Il club ha inoltre ribadito il proprio impegno costante all’inclusione e al rispetto del prossimo, scusandosi «senza se e senza ma» con l’atleta reggino e con la sua società.
Il cestista Elias Donati vittima di insulti razzisti, la rabbia della Dierre di Reggio Calabria: «Non possiamo stare zitti»Calcio o basket, spalti o parquet, il filo rosso resta lo stesso: il razzismo non è un problema di risultato, di categoria o di rivalità, ma di mentalità. E finché non verrà affrontato come tale, continuerà a riaffacciarsi, rovinando lo sport e tradendone i valori più autentici. Chi insulta per il colore della pelle dimostra povertà culturale e mentale; chi risponde con educazione, cultura e rispetto costruisce uno sport migliore. La scelta è chiara, e tocca a tutti noi – società, giocatori, tifosi e giornalisti – fare la differenza. Sempre.
La nota della Reggiovagnese
Dopo la diffusione del video è arrivata una nota della Reggioravagnese che proponiamo integralmente.
«La nostra società prende con fermezza e senza alcuna ambiguità le distanze da quanto accaduto durante l’ultima partita, in cui un giocatore della squadra avversaria è stato fatto oggetto di insulti razzisti da parte di un tifoso riconducibile alla nostra comunità.
Ci scusiamo sinceramente e pubblicamente con il giocatore coinvolto, con la sua società e con tutti coloro che si sono sentiti colpiti da un episodio che non ci rappresenta in alcun modo.
Crediamo profondamente nei valori dello sport, del rispetto e dell’inclusione, valori che devono andare oltre la competitività e l’amarezza del momento della sconfitta e che non possono e non devono mai sfociare in comportamenti offensivi o discriminatori.
Condanniamo con decisione ogni forma di razzismo e ribadiamo il nostro impegno affinché il calcio resti un luogo di crescita, confronto e rispetto reciproco, dentro e fuori dal campo.»