Noto-Aquilani, il doppio volto del Catanzaro: sogno playoff e piedi ben piantati a terra
Ai microfoni di LaC il patron giallorosso aveva parlato di tabù da spezzare, l’allenatore dopo il trionfo contro il Palermo ribadisce che nulla è ancora deciso: così il Catanzaro costruisce il suo sogno chiamato Serie A
«Da quando ho preso il Catanzaro abbiamo disputato quasi ogni anno i playoff, ma li abbiamo sempre persi. Questa volta speriamo di sfatare il tabù». Le parole pronunciate appena qualche settimana fa dal presidente Floriano Noto, ospite di 11 in Campo su LaC, oggi assumono un significato diverso. Perché quel tabù, il Catanzaro, sembra aver deciso di affrontarlo senza paura.
Per il Catanzaro la Serie A non è più soltanto un sogno, Noto a LaC: «Playoff tabù da sfatare»Prima il netto 3-0 rifilato all’Avellino nel primo turno, poi un altro pesantissimo 3-0 inflitto al Palermo nell’andata della semifinale playoff di Serie B. Due prove di forza che non consegnano ancora alcun verdetto definitivo, ma che raccontano la crescita di una squadra matura, feroce e sicuramente consapevole delle proprie forze.
Perché il Catanzaro vede la finale, ma Alberto Aquilani invita alla prudenza: «La qualificazione è ancora aperta», ha ribadito il tecnico giallorosso ieri sera dopo il tris ai siciliani di Super Pippo Inzaghi, consapevole che mercoledì al “Barbera” servirà un’altra prestazione di spessore contro un Palermo costruito a inizio stagione per il salto di categoria e pronto a tentare una rimonta che avrebbe i contorni dell’impresa sportiva.
Se oggi però il Catanzaro sogna concretamente la Serie A, il motivo va oltre il semplice entusiasmo del momento. Dietro questa cavalcata c’è una programmazione precisa, una visione chiara e una filosofia societaria che Floriano Noto aveva delineato con lucidità: «Vorrei organizzare il calcio come un’azienda vera e propria. Per creare valore bisogna costruire i talenti in casa», aveva spiegato il presidente ai microfoni di LaC, indicando la strada della sostenibilità e delle infrastrutture come pilastri del progetto giallorosso.
L’“avete paura?” di Aquilani infiamma Catanzaro-Palermo: siciliani ko 3-0Il ritorno in Serie A, che a Catanzaro manca da oltre quarant’anni, non era un’ossessione di inizio stagione. L’obiettivo era consolidare una realtà già competitiva, gettare basi solide per provare il salto nel breve periodo. E invece, forse prima del previsto, il sogno ha iniziato a prendere una forma concreta. In questa corsa c’è molto del lavoro di Alberto Aquilani. Un allenatore giovane, moderno, capace di trasmettere identità, coraggio e qualità di gioco. Il suo Catanzaro ha un’impronta riconoscibile: pressa alto, costruisce, aggredisce le partite senza timori reverenziali. Lo ha fatto contro l’Avellino, lo ha rifatto contro il Palermo, travolto da una squadra intensa e affamata.
E poi c’è Pietro Iemmello, anzi Ré Pietro, uomo simbolo di questa scalata. Capitano, leader tecnico ed emotivo, riferimento assoluto per un gruppo che ha trovato in lui il proprio volto. La doppietta rifilata ai rosanero è solo l’ultima dimostrazione del suo peso, ma sono le parole del post gara a raccontare il Dna di questo Catanzaro: «Giochiamo con l’obiettivo di portare avanti il nostro sogno. A Palermo sarà un’altra partita difficile».
In un calcio italiano spesso dominato da progettualità fragili e rivoluzioni continue, Catanzaro rappresenta una storia diversa. Contro il Palermo, Aquilani ha schierato dieci italiani su undici, scelta che racconta una precisa filosofia tecnica e identitaria. Mentre l’Italia sportiva guardava altrove, al Foro Italico e alle emozioni del tennis, in Calabria prendeva forma una delle storie più affascinanti del calcio nazionale. Ma il percorso è tutt’altro che concluso. Prima c’è l’ostacolo Palermo, poi – in caso di qualificazione – l’ultimo doppio confronto che varrà la Serie A contro la vincente dell’altra semifinale tra Monza e Juve Stabia, fermatesi sul 2-2 nella gara d’andata di Castellammare. Il tabù playoff che per anni ha accompagnato Floriano Noto non è ancora definitivamente spezzato. Ma il Catanzaro, adesso, lo vede davvero all’orizzonte.