Pallavolo, Domotek in A2. Saverio De Santis tra i protagonisti della stagione: «Il gruppo è la chiave del successo»
La festa per la promozione continua. Il classe ’99, originario di Palmi, a LaC: «Ancora non ho realizzato». E sul suo futuro afferma: «Reggio Calabria ha creduto in me, penso che rimarrò»
Il giorno dopo è ancora più bello. Nella mente dei tifosi e dei giocatori della Domotek Reggio Calabria, all’indomani del secco successo per 3-0 contro Belluno che ha garantito ai reggini un posto nel prossimo campionato di Volley A2, scorrono i ricordi di quella che è stata una stagione storica, ricordi che rimarranno indelebili per sempre. Non fa eccezione Saverio De Santis, libero di professione, anima e cuore del team guidato da mister Antonio Polimeni, raggiunto da LaC per fare un recap di quel che è stato il 2025/26.
Saverio, ieri ai microfoni di LaC, subito dopo il match, hai detto: «È una delle soddisfazioni più belle della mia vita». Il giorno dopo, a freddo, confermi questa sensazione?
«Confermo, ancora non riesco a realizzare quanto successo, ho dormito a fatica stanotte ai momenti belli e brutti di questa stagione. Non è stato facile, è stato un percorso duro, pieno di insidie, ma alla fine abbiamo raggiunto quattro finali e ben tre le abbiamo vinte. E quando abbiamo perso, come ad esempio nel torneo di Sarroch, in Sardegna, credo che il gruppo sia diventato davvero una squadra».
È stata una stagione praticamente perfetta, dato che avete conquistato il triplete in A3 (Playoff di Campionato, Coppa e Supercoppa): qual è stata la chiave del successo?
«Certamente. Abbiamo ottenuto il primo posto in regular season facendo una cavalcata insieme a Castellana, punto a punto fino all'ultima giornata, e quello è stato già un grandissimo risultato, che ci ha spinto ad andare oltre i nostri limiti. La serie in Coppa Italia poi ci ha dato consapevolezza dei nostri mezzi, vincendo con Belluno e rimontando da 0-2 Reggio Emilia: abbiamo dimostrato che non eravamo morti, che eravamo forti e abbiamo portato a casa un grandissimo risultato. Prendendo singolarmente i giocatori delle stesse Belluno e Reggio Emilia si poteva pensare che Reggio non avesse chance, ma in realtà non è stato così, perché ha contato la coesione del gruppo».
Prima hai parlato di insidie e ostacoli durante la stagione: c’è stato un momento particolarmente difficile quest’anno?
«Si, probabilmente all'inizio, quando abbiamo subito le due sconfitte con Castellana e Sabaudia. Peraltro, abbiamo sempre perso per 3-2 in regular season: in casa con Castellana, rivelatasi poi squadra rivelazione del campionato, e fuori casa a Sabaudia, campo da sempre difficile. Possiamo chiamarlo un momento di flessione, ma poi ci siamo rialzati e siamo tornati al nostro livello».
Ora l’A2. Tu nonostante la giovane età hai già calcato palcoscenici importanti come l’A2, appunto, col Castellana Grotte, e l’A1 con Cistena Volley. Quanto cambia rispetto alla A3 e cosa serve per confermarsi?
«Si tratta di due “mondi” completamente diversi. L’A2, peraltro, non comprende solo il girone Sud, ma anche il Nord, e quindi il livello sarà molto alto. Ogni anno, poi, diventa sempre più difficile giocare in questi campionati, dato che ci sono sempre giovani in rampa di lancio e giocatori stranieri molto forti. Quest'anno vedendo i roaster che si stanno venendo a formare credo che sarà molto difficile raggiungere un buon piazzamento, ma sicuramente non ci faremo spaventare e ci faremo trovare pronti, magari portando a casa una salvezza tranquilla».
Hai fatto una delle tue migliori stagioni in carriera: ti senti nel tuo prime?
«In realtà sono molto autocritico: non mi sento mai nel mio prime, anzi penso di essere ancora al 70% delle mie potenzialità e che posso dare ancora di più. Fa parte del mio essere atleta, del voler andare sempre in palestra per l’allenamento con l'idea di migliorarsi. Io sono il primo che arriva e l'ultimo che esce dal palazzetto: voglio allenarmi per migliorare e per riuscire a dare sempre quel qualcosa in più che magari possa fare la differenza».
Sei uno degli idoli dei tifosi, tant’è che ti hanno affibbiato il soprannome di “Spiderman”, supereroe di cui spesso vesti il costume. Da cosa nasce? E quanto conta per te tutto questo affetto, considerando anche il fatto che sei praticamente un talento locale, essendo originario di Palmi?
«Spiderman è sempre stato uno dei miei supereroi preferiti, sia per quello che rappresenta per i bambini il personaggio in sé, sia perché si avvicina all’idea di un ragazzo che normale, uno studente, che viene morso da un ragno e diventa speciale: ecco, penso che ognuno di noi si possa rivedere in lui, in quanto anche dalle persone semplici può venir fuori qualcosa di unico. Poi ovviamente è legato alle mie caratteristiche tecniche, all’agilità e la rapidità con cui mi muovo. Riguardo l’affetto del pubblico, che posso dire: vedere tutte quelle persone che vengono al palazzetto e magari mi fanno un sorriso, mi danno una pacca sulla spalla o mi chiedono una foto mi dà una forza indescrivibile, veramente incredibile. Sono loro che ti fanno fare quello scatto in più, quell'accelerazione in più, ti spingono su quella palla che pensi di non riuscire a prendere e poi una volta presa senti quel boato che ti dà l’adrenalina giusta. Ecco, anche i tifosi sono stati una chiave del successo di quest’anno».
Chiudiamo con un pensiero sul futuro: nei tuoi piani c’è ancora la Domotek oppure prenderai del tempo per decidere?
«Devo essere sincero: sono arrivate parecchie richieste, da tante squadre, e questo non può che rendermi felice e orgoglioso, perché vuol dire che sia io che la squadra abbiamo lavorato bene. Tuttavia, la Domotek Reggio Calabria ha creduto in me dal giorno zero ed è giusto che io ripaghi la loro fiducia. Quindi penso che rimarrò anche il prossimo anno».