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28/04/2026 ore 07.27
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“Pugno carta forbici”, il codice Rocchi per influenzare il Var. De Meo: «Cosi veniva falsato il campionato»

Secondo l’ex direttore di gara i gesti sarebbero stati stabiliti settimanalmente e utilizzati durante le partite. Un racconto che si collega al caso di Domenico Rocca e alla sua denuncia archiviata dalla Procura federale: 

di Redazione

Un presunto “codice” basato su “pugno, carta, forbice” utilizzato per influenzare le decisioni al Var. È quanto sostiene l’ex arbitro Pasquale De Meo, che in un’intervista all’AGI racconta di gesti che sarebbero stati compiuti «dalla vetrata della sala Var di Lissone» durante le partite.

Secondo il suo racconto, si tratterebbe di segnali convenzionali stabiliti nei raduni arbitrali. «Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana. Per esempio, uno era quello del “pugno-carta-forbice”», afferma De Meo, parlando di una pratica che nell’ambiente «tutti sapevano e vivevano con malumore».

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L’ex direttore di gara sostiene che il presunto sistema sarebbe stato utilizzato per comunicare con gli addetti al Var e correggere decisioni ritenute errate. «Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine», aggiunge, pur precisando di non aver ricoperto direttamente il ruolo di Var o Avar.

Una dinamica che, se confermata, violerebbe il protocollo. «Naturalmente era una cosa vietata. I Var e gli Avar erano designati e nessuno sarebbe potuto intervenire da fuori. E poi: perché in alcune partite scattava il “pugno-mano-forbice” e in altre no? Così veniva falsato il campionato», sostiene De Meo.

L’ex arbitro esclude però, almeno sul piano delle ipotesi, un intento diretto di favorire singole squadre: «Non credo fosse per avvantaggiare un club, ma per tutelare le carriere di alcuni arbitri. Un errore non corretto incideva sul punteggio e quindi sul percorso professionale».

De Meo, che ha lasciato l’arbitraggio da due anni, richiama infine analogie con altri casi emersi in passato. «La mia storia assomiglia a quella di Domenico Rocca: anche il mio esposto venne archiviato dal procuratore federale Giuseppe Chiné», spiega, ricordando come anche la denuncia presentata da Rocca nei confronti di diversi vertici arbitrali fosse stata archiviata.

«Oggi non ho niente da festeggiare – conclude – ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria e che ci sarà un giudizio imparziale da parte di un organo super partes su quello che succedeva».