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04/09/2026 ore 09.48
Sport

Repice rompe il muro dei campanili: «Basta divisioni, alla Calabria serve una squadra in Serie A»

Il giornalista lancia un appello a tutti i calabresi: «Ci facciamo la guerra tra noi, ma abbiamo bisogno di unirci». E poi: «Io non mi sono mai sentito semplicemente una persona che ha delle “origini” in Calabria. Io sono calabrese»

di Redazione

Un appello all’unità della Calabria, partendo proprio dal calcio e dalle rivalità che da sempre dividono le diverse realtà regionali. A lanciarlo è Francesco Repice, storica voce di Radio 1 Rai, nato a Cosenza e originario di Tropea, che ai microfoni di Romanzo Calcistico ha affrontato uno dei temi più sentiti e controversi del calcio calabrese. «Io credo di venire dal posto più bello del mondo. La Calabria è la terra più bella del mondo», ha esordito Repice, prima di entrare nel vivo della questione: «Sfido chiunque a contraddirmi e non riesco a capire quest’odio tra calabresi. Non lo concepisco più».

Il giornalista ha quindi allargato il discorso alle rivalità sportive che coinvolgono le principali piazze della regione: «Noi non siamo benvoluti in ogni angolo del mondo. Questa è la verità. Se cominciamo a farci la guerra tra noi, anche nel pallone, tra Reggio, Vibo, Catanzaro, Cosenza, Crotone, ragazzi, basta con questa storia». Per Repice le divisioni interne rappresentano un limite anche nel raccontare e valorizzare la Calabria fuori dai suoi confini: «Se riuscissimo a unirci un pochino di più e a passare sopra certe cose – ha spiegato il giornalista – e a immaginare che questa terra ha bisogno anche di una squadra in Serie A per far capire quanto è bella e quanto è importante per il nostro Paese».

Il riferimento al massimo campionato non è soltanto sportivo. Nelle parole di Repice il calcio diventa uno strumento per veicolare un’immagine diversa della regione, lontana dai soliti stereotipi: «Quando si parla della Calabria non si può parlare solo di una cosa. Perché la Calabria è tante altre cose. Io di una certa narrazione mi sarei anche rotto un po’ le scatole». Da qui la conclusione: «Lo dico ai calabresi come me, basta con queste divisioni che veramente non hanno alcun senso».

Un messaggio che Repice ha ribadito, affidando alla propria pagina amche una riflessione ancora più personale sul legame con la terra d’origine: «Io non mi sono mai sentito semplicemente una persona che ha delle “origini” in Calabria. Io sono calabrese», ha scritto.

«La Calabria è parte della mia identità, del mio modo di essere, dei miei ricordi e del rapporto che ho con le persone e con la vita», ha aggiunto il giornalista, sottolineando come la distanza fisica non possa cancellare il legame con la propria terra: «Puoi andare lontano, costruire altrove una parte importante della tua storia, ma ci sono luoghi dai quali in realtà non te ne vai mai. La mia terra è uno di questi».