Commercio di vicinato in crisi: l’e-commerce svuota i centri storici (anche in Calabria), ma la rinascita è possibile
Le vetrine spente dei borghi raccontano una crisi che contribuisce allo spopolamento. I vecchi negozi di quartiere sono travolti dalle opportunità digitali. Ma ripensarsi come luogo di incontro ed esperienza può trasformare il declino in rinascita
C’era una volta il negozio, quello “di fiducia” quasi come il medico di famiglia. La categoria merceologica era un dettaglio che identificava la proposta, la vetrina era, rapportandoci agli attuali pc, lo schermo che regalava anche desideri che il più delle volte restavano insoddisfatti a vantaggio delle bancarelle del mercato paesano dove l’acquisto era più agiato. Oggi diverse città italiane, un tempo cuori pulsanti di commercio e vita sociale, sono in crisi. Quelle stesse vetrine che esponevano diversi prodotti ora riflettono la desolazione di locali sfitti, tristemente sinonimo tangibile di una trasformazione economica in atto dove l’ascesa inarrestabile dell’e-commerce sta mettendo a dura prova il commercio tradizionale erodendo il tessuto economico e sociale locale.
La sofferenza dei negozi di vicinato è alimentata da molteplici fattori ma l'impatto dell'e-commerce è indubbiamente il più “disruptive”. Il confronto con i giganti del web non è affrontabile, una comodità e una varietà che il piccolo commerciante fatica a eguagliare. Per non parlare dei prezzi. I consumatori, attratti da offerte quasi sempre più competitive con la possibilità di confrontare infinite opzioni solo con un clic e la consegna a domicilio, scelgono sempre più spesso lo shopping online.
Una tendenza che privilegia soprattutto i settori dell’abbigliamento, dell'elettronica e della libreria dove il mercato digitale ha quasi completamente sovvertito le dinamiche di acquisto. In verità, giova anche riconoscere che molti commercianti, privi delle competenze necessarie per navigare nel mondo digitale, sono rimasti esclusi dal nuovo metodo. L’offerta del negoziante al dettaglio, per quanto di qualità, rimane invisibile a una clientela potenziale che vive l'esperienza d'acquisto principalmente attraverso smartphone e computer comodamente dal divano.
La crisi dei negozi, per quanto grave, non è solo un problema economico. La chiusura di un'attività storica rappresenta la perdita di un punto di riferimento sociale, un luogo di aggregazione e di incontro che contribuisce all'identità di una comunità. Il barbiere sapeva tutto di tutti, bastava sedersi e aspettare il turno e si tornava a casa con gli ultimo gossip.
Le vie dei centri storici perdono la loro unicità, diventando spazi anonimi e intercambiabili. Un panificio, un calzolaio o una merceria non è solo un servizio, ma un elemento di coesione sociale. Passando dalla viuzza che conduceva al negozio, era facile che si tornava a casa dopo ore spese a salutare chi ci abitava. Ora, da casa, non si saluta neanche chi convive sotto lo stesso tetto. Per causa di forza maggiore, per quel poco che si riconosce al dipendente (sempre meglio allora che oggi), l'economia locale si indebolisce, con una riduzione dei posti di lavoro che a catena influenza la vitalità del territorio.
Nonostante il quadro a tinte fosche, il commercio di prossimità non è destinato a scomparire, d’altronde è più facile rialzarsi dopo aver quasi toccato il fondo, non proprio facile ma possibile. La sfida per i piccoli commercianti è ripensare il proprio ruolo, non più come semplici rivenditori, ma come fornitori di esperienze.
Il negozio fisico può offrire ciò che l'e-commerce non può dare, garantire il contatto umano, il consiglio personalizzato, la possibilità di toccare e provare i prodotti. L’eroe commerciante del posto deve imparare ad interagire con il digitale, utilizzare i social media per raccontare la propria storia o implementare i servizi di ritiro o consegna creando una sinergia tra fisico e digitale.I negozi possono diventare centri di aggregazione culturale, ospitando eventi, workshop e laboratori che attraggano le persone e le riportino a vivere il centro storico.
Sarebbe utile comprendere che il futuro dei piccoli centri non risiede nell'opporsi all'e-commerce ma nell'abbracciarlo in una logica di integrazione. La sfida sicuramente è grande ma la necessità di opporsi al fallimento può trasformare un momento di crisi in un'opportunità di rinascita.